È uno scarto di tono inedito. Giorgia Meloni, durante la sua missione asiatica, rompe gli indugi e dice che la minaccia di imporre dazi ai Paesi dell'Unione Europea coinvolti nell'impegno di truppe in Groenlandia è un “errore” di Donald Trump. Lo dice due volte, davanti alle telecamere, e aggiunge senza ambiguità: “Non condivido”. Subito dopo, però, la premier ricompone il quadro e rilancia sul terreno che le è più congeniale: quello della mediazione. Non uno scontro frontale, ma una “incomprensione”, un fraintendimento da sciogliere attraverso il dialogo per evitare un peggioramento nei già fragili equilibri.

Groenlandia, dazi e tensioni transatlantiche

Con il rischio che il silenzio alimentasse ulteriori tensioni, Meloni decide di convocare la stampa. Erano infatti, già passate troppe ore dalle ultime dichiarazioni di Donald Trump, inizialmente archiviate, ma ora potenzialmente capaci di lasciare strascichi politici ed economici. La linea della presidente del Consiglio è chiara: l’iniziativa europea in Groenlandia non ha nulla di antiamericano. Al contrario, nasce dalla stessa preoccupazione strategica che anima Washington. L’Artico è un’area chiave per la sicurezza globale e per gli equilibri futuri, soprattutto in funzione di altri attori internazionali, Cina e Russia in primis. “L’Europa vuole contribuire a gestire un problema comune”, è il messaggio che Meloni dice di aver trasmesso anche a Trump, trovandolo piuttosto “disponibile”.

Il ruolo di mediazione dell'Italia

Nel giro di poche ore, la premier attiva una fitta rete di contatti: dal segretario generale della Nato Rutte fino ad altri leader europei. Perché, insiste, in questo momento parlarsi diventa davvero fondamentale. È quella parte della diplomazia che Meloni aveva già rivendicato a Tokyo, indicandolo come leva per rinforzare alleanze e prevenire conflitti. La richiesta agli alleati è una sola: abbassare i toni, fermare la spirale di dichiarazioni incrociate e tornare a un confronto costruttivo. Anche sul piano economico, dove l’ipotesi di nuovi dazi rappresenterebbe un rischio concreto per le relazioni commerciali tra Stati Uniti ed Europa.

Missione asiatica tra memoria, imprese e geopolitica

La giornata della presidente del Consiglio iniziata a Seul con la visita al National Cemetery è proseguita con la comunità imprenditoriale italiana: 120 aziende riunite per rafforzare la presenza del Made in Italy in Corea del Sud, mercato già inserito nel Piano per l’Export, con particolare attenzione a lusso, moda e cosmetica. Un’agenda economica che procede in parallelo con quella diplomatica, sullo sfondo di un contesto internazionale sempre più instabile.

Gaza, Nato e rapporti interni alla maggioranza

Meloni discute anche altri delicati dossier. Conferma la disponibilità dell’Italia a partecipare al Board of Peace per Gaza promosso dal Presidente americano.

Sul fronte interno invece, minimizza le tensioni con la Lega, assicurando che non esiste alcun problema politico nella maggioranza, nonostante le parole dure arrivate dal partito di Matteo Salvini contro i “deboli d’Europa” pronti a inviare truppe in Groenlandia. Una posizione che stride con l’appello alla prudenza lanciato dalla premier, ma che Palazzo Chigi considera gestibile.

Diplomazia sotto pressione

Il tentativo di raffreddare il clima resta però una partita aperta. Le dichiarazioni incrociate tra le due sponde dell’Atlantico mostrano come il rischio di escalation non sia ancora del tutto rientrato. Meloni scommette sul dialogo e sul ruolo dell’Italia come ponte tra Europa e Stati Uniti. Ma il dossier Groenlandia, tra sicurezza, dazi e competizione globale, resta uno dei banchi di prova più delicati della nuova fase dei rapporti transatlantici.