Il cancelliere tedesco dovrebbe concentrarsi maggiormente sulla fine del conflitto tra Ucraina e Russia e sul rilancio interno del proprio Paese, piuttosto che intervenire nelle questioni legate all’Iran.

È quanto sostiene Donald Trump su Truth Social, tornando a criticare Friedrich Merz.

"Il cancelliere dovrebbe dedicare più tempo a porre fine alla guerra tra Russia e Ucraina (ambito in cui si è dimostrato totalmente inefficace!) e a risanare il suo Paese in crisi — specialmente per quanto riguarda l'immigrazione e l'energia — e meno tempo a interferire con coloro che stanno eliminando la minaccia nucleare iraniana, rendendo così il mondo, Germania inclusa, un luogo più sicuro", ha scritto Trump.

Tensioni diplomatiche tra Washington e Berlino sull'Iran

Le recenti dichiarazioni di Trump si inseriscono in un contesto di accresciuta tensione diplomatica tra gli Stati Uniti e la Germania, ulteriormente alimentata dalle precedenti critiche di Merz alla politica estera statunitense in Medio Oriente. Il cancelliere tedesco aveva infatti espresso profonda preoccupazione per l'approccio americano nei confronti dell'Iran, affermando che "tutta una nazione sta venendo umiliata dalla leadership iraniana, in particolare dalla cosiddetta Guardia Rivoluzionaria". Queste parole erano state pronunciate da Merz durante un incontro pubblico con studenti nella città di Marsberg, evidenziando una chiara divergenza di vedute.

Trump, dal canto suo, ha ribadito con forza che la Germania dovrebbe astenersi dall'"interferire con chi lavora per eliminare la minaccia nucleare iraniana", sostenendo che tale atteggiamento contribuirebbe a garantire una maggiore sicurezza a livello globale, inclusa la Germania stessa. Questo scambio verbale tra i due leader si manifesta in un periodo in cui gli Stati Uniti stanno attivamente valutando la possibilità di ridurre la propria presenza militare in Germania. Tale eventuale decisione è stata annunciata proprio dopo che Merz aveva intensificato le sue critiche nei confronti dell'amministrazione statunitense, segnando un momento di particolare frizione nelle relazioni transatlantiche.