Una proposta di legge di iniziativa della Lega è stata presentata alla Camera con l'obiettivo di introdurre un divieto di utilizzare lingue straniere durante la campagna elettorale. Il testo, depositato alla fine di maggio dopo le recenti elezioni amministrative, stabilisce in modo chiaro che la comunicazione politica debba avvenire esclusivamente in lingua italiana o nelle lingue delle minoranze riconosciute dall’ordinamento giuridico nazionale.

I dettagli della proposta e le sanzioni previste

La proposta, firmata tra gli altri da Jacopo Morrone e dal capogruppo Riccardo Molinari, prevede una sanzione amministrativa compresa tra 500 e 1.000 euro per chi violerà il divieto.

L’iniziativa prende spunto anche da episodi emersi durante l’ultima tornata elettorale, come il caso di Vigevano, dove due esponenti islamici figuravano nelle liste della Lega. In quell’occasione, il leader del partito Matteo Salvini aveva preso le distanze, precisando: “Il problema non è l’etnia o la religione” ma “non puoi fare un volantino in arabo inneggiando ad Allah o fare un volantino col velo, quella è un’altra storia”.

Le motivazioni alla base del divieto

Nella relazione di accompagnamento, i promotori chiariscono che la misura intende “arginare la recente tendenza di alcuni candidati di origine straniera a svolgere la campagna elettorale nella propria lingua madre”. Secondo i firmatari, tale comportamento “rende di fatto impossibile, per la gran parte del corpo elettorale, comprendere i contenuti delle proposte politiche e degli impegni che tali candidati assumono nei confronti degli elettori”.

Il quadro normativo sulle minoranze linguistiche

L’ordinamento italiano già riconosce e tutela specifiche lingue di minoranza, garantendone l’uso in determinati contesti istituzionali e pubblici. La legge n. 482 del 15 dicembre 1999, in particolare, disciplina la tutela delle minoranze linguistiche storiche, consentendo l’impiego delle rispettive lingue nei rapporti con la pubblica amministrazione e in ambiti specifici, quali l’istruzione e la comunicazione pubblica, nelle aree dove tali minoranze sono storicamente presenti.