Il centrodestra ha raggiunto un’intesa sulla legge elettorale, al termine di una riunione di maggioranza tenutasi il 5 agosto 2026. L’accordo prevede la presentazione al Senato di un emendamento che introduce le preferenze e rafforza l’alternanza di genere, estendendo questa previsione anche ai collegi uninominali del Trentino Alto Adige. La proposta, già discussa alla Camera, mira a consentire agli elettori di esprimere fino a tre preferenze, nel rispetto dell’alternanza di genere. È inoltre previsto l’obbligo per i partiti di garantire una presenza minima del 40% del sesso meno rappresentato tra i capilista.

Questo emendamento sarà ripresentato da Fratelli d’Italia e Noi Moderati in commissione Affari costituzionali del Senato nelle prossime settimane, con l’obiettivo di concludere l’esame prima della pausa estiva.

Dettagli dell’accordo e iter parlamentare

L’intesa raggiunta coinvolge Fratelli d’Italia, Lega e Forza Italia. Il testo definitivo, una volta approvato dal Senato, dovrà tornare alla Camera per la terza lettura, trattandosi di una modifica rispetto alla versione già approvata in precedenza. Un precedente emendamento sulle preferenze era già stato bocciato alla Camera per un solo voto, nonostante il sostegno dell’intera maggioranza, un episodio che solleva preoccupazioni per il passaggio finale a Montecitorio.

L’accordo mantiene il capolista bloccato, ma permette agli elettori di scegliere altri candidati tramite preferenze, garantendo una maggiore partecipazione nella selezione dei parlamentari. La soglia minima del 40% per il sesso meno rappresentato tra i capilista è pensata per favorire un equilibrio di genere tra gli eletti.

Contesto e implicazioni della riforma

La proposta di riforma rappresenta una mediazione tra le diverse posizioni interne alla maggioranza di centrodestra. L’introduzione delle preferenze risponde a una domanda diffusa dell’opinione pubblica: una larga maggioranza degli italiani, circa due terzi, si mostra favorevole alla presenza delle preferenze nella legge elettorale, percependo questa scelta come una restituzione di potere di scelta.

Questo consenso è trasversale, con l'eccezione degli elettori del Movimento 5 stelle, più diffidenti verso il voto di preferenza. Tuttavia, si ritiene che le preferenze, da sole, non siano sufficienti ad aumentare l'affluenza alle urne, poiché fattori come la competitività della sfida e la percezione dell'impatto del voto sono più determinanti. L'incidenza delle preferenze sarà limitata nei partiti più piccoli, dove spesso verrà eletto il solo capolista, mentre il meccanismo risulterà più rilevante per le liste maggiori, come Fratelli d’Italia e Partito Democratico.

L'obbligo di alternanza di genere nelle liste, ora previsto dalla legge, è visto come un fattore che può favorire un maggiore equilibrio tra uomini e donne in Parlamento, rendendo questa scelta uniforme per tutti i partiti.

Per la Lega, la principale preoccupazione non riguarda le preferenze, ma l'eliminazione dei collegi uninominali, considerati uno strumento che in passato ha permesso l'elezione di numerosi parlamentari grazie al forte radicamento territoriale. Il vero punto interrogativo della riforma rimane il premio di maggioranza. Le recenti rilevazioni indicano il campo largo al 43,5% e il centrodestra al 43%, rendendo il quadro incerto. La variabile Vannacci introduce ulteriori complessità: una corsa di Futuro Nazionale al di fuori della coalizione di centrodestra altererebbe gli equilibri, mentre un'integrazione nell'alleanza potrebbe fornire al centrodestra i punti percentuali aggiuntivi necessari per superare la soglia del premio.

Esiste una possibilità concreta che nessuna delle due coalizioni raggiunga la soglia del 42% per il premio di maggioranza, a differenza di quando la riforma fu inizialmente discussa. Se il nuovo compromesso approvato dal Senato dovesse essere nuovamente affossato alla Camera, il rischio di precipitare verso elezioni anticipate, con il Rosatellum ancora in vigore, si farebbe concreto, mettendo in discussione gli attuali equilibri del centrodestra.