Questo mese, in occasione della Giornata Mondiale della Salute 2016, l'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha posto al centro dell’attenzione proprio il diabete, come uno dei problemi che sta emergendo in modo sempre più diffuso e preoccupante. A fotografare il fenomeno è giunta una pubblicazione della prestigiosa rivista The Lancet, dove vengono riassunti i dati di una vasta ricerca, senza precedenti, proprio sull’andamento del diabete negli ultimi decenni.

Lo studio su The Lancet

Si tratta di una ricerca della School of Public Health, Imperial College di Londra, curata da un team di ricercatori tra cui il Prof.

Majid Ezzati, con la partecipazione di numerose organizzazioni ed enti come l’OMS.

Sono stati passati a rassegna ben 751 studi epidemiologici, effettuati negli ultimi 34 anni e precisamente dal 1980 al 2014. Si tratta di un’analisi su 4,372 milioni di persone adulte, di 146 paesi.

Il criterio da seguire non poteva essere rigido, data la diversità dei sistemi di monitoraggio. Sono state prese in considerazionepersone che avevano un livello di glicemia uguale o superiore a 7,0 mMol/L, o avevano ricevuto una diagnosi di diabete, o avevano usato insulina o ipoglicemizzanti orali. Modi diversi che fanno pensare ad una condizione di diabete.

I dati non lasciano dubbi: nel 1980 al mondo si stimavano circa 108 milioni di diabetici, ovvero il 4,3% della popolazione maschile e il 5% della popolazione femminile.

Dopo 34 anni, nel 2014, le stime parlano di 422 milioni di persone diabetiche, ovvero il 9% degli uomini e il 7,9% delle donne. Praticamente i soggetti diabetici sono quadruplicati. E gli uomini hanno avuto un incremento decisamente superiore alle donne. Da precisare che in Europa il fenomeno è più limitato ed è dovuto principalmente all’aumento della vita media.

Scenari futuri

I ricercatori si sono cimentati in una stima: se le condizioni non dovessero cambiare come da tutti auspicate, tra meno di dieci anni, cioè nel 2025, nel mondo i diabetici raggiungeranno la soglia dei 700 milioni. Questo vuol dire far saltare tutti i sistemi sanitari perché gestire un paziente diabetico rappresenta un forte impegno finanziario per i servizi sanitari nazionali.

Ma quali possono essere le cause di questo fenomeno? Sono tutte prevedibili, come un maggior livello di urbanizzazione delle società, un invecchiamento della popolazione, stili di vita più sedentari, diete meno salutari caratterizzate principalmente da prodotti industriali ad elevato contenuto di zuccheri. Quasi sempre occulti.

Queste considerazioni potrebbero portare a pensare che i Paesi economicamente più ricchi sono più a rischio. Invece no! Sempre i ricercatori londinesi dicono che la diffusione della malattia è molto più alta nei Paesi a medio e basso reddito come il Nord Africa, il Medio Oriente e alcune Isole del Pacifico. Per arrivare in Polinesia e Micronesia dove è diabetica oltre il 25% della popolazione.

Per il 2025, l’obiettivo è ridurre almeno dell’1% i casi di diabete rispetto a quelli attuali. Un traguardo più facile da raggiungere nei paesi occidentali che nel resto del mondo. Certamente questa malattia entrerà nell’agenda di tutti i governi, soprattutto dove il fenomeno è ormai fuori controllo, perché è necessario promuovere iniziative urgenti per arginare questo problema. In definitiva parliamo di migliorare il nostro stile di vita e di una buona alimentazione, un binomio che a noi occidentali è ormai familiare e che sappiamo essere sinonimo di Benessere e Salute.