Approvato in ben 33 Paesi per il trattamento di infezioni del tratto gastro-intestinale, la Rifaximina è un antibiotico che vanta una peculiarità, il mancato assorbimento intestinale. Caratteristica che rende questo farmaco ben tollerato con limitati effetti sistemici. Ora, due ricercatori del Dipartimento di Medicina Clinica e Sperimentale dell’Università di Parma, L. Gatta e C. Scarpignato, hanno effettuato una ricerca sistematica della letteratura scientifica sull’uso clinico di questo farmaco, facendo una meta-analisi. I risultati, appena pubblicati su Alimentary Pharmacology and Therapeutics, dicono che Rifaximina è un antibiotico efficace e sicuro nel trattamento dei batteri dell’intestino tenue.

Antibiotico ideale nella SIBO

L’acronimo “SIBO”, dall’inglese “Small Intestinal Bacterial Overgrowth”, indica un dismicrobismo intestinale, caratterizzato da una eccessiva proliferazione di specie batteriche, non necessariamente patogene, che appartengono alla flora intestinale e popolano normalmente il nostro intestino.

In presenza di SIBO, possono associarsi varie patologie funzionali come, ad es., diarrea, stipsi cronica e sindrome del colon irritabile, o alterazioni organiche come, ad esempio, diverticolite, celiachia e infiammazione intestinale. In tutti questi casi cambia la flora intestinale e questa alterazione innesca vari sintomi.

Due ricercatori del Dipartimento di Medicina Clinica e Sperimentale dell’Università di Parma, L. Gatta e C.

Scarpignato, attraverso uno studio sistematico sui dati disponibili su varie banche dati come MEDLINE, EMBASE, CCRCT, Scopus e altri siti web specialistici, hanno passato a rassegna 32 studi clinici pubblicati entro il 12 marzo 2015, per un totale di 1.331 pazienti.

Non tutti i pazienti erano nelle stesse condizioni, alcuni avevano associato rifaximina ad altri farmaci, altri a fibre alimentari o probiotici.

Ma, in tutti i casi presi in esame, c’era stata una esposizione all’antibiotico. In fase di meta-analisi, i ricercatori hanno tenuto conto del profilo di questi vari sottogruppi ma questo non ha impedito loro di trarre delle conclusioni.

Il risultato è stato che, in seguito ad un trattamento antibiotico (da 600 mg/die a 1600 mg/die) per un periodo complessivo da 5 a 28 giorni, in oltre il 70% dei casi la rifaximina aveva portato ad una eradicazione di SIBO.

In quanto agli effetti avversi, quelli segnalati erano rari (< 5% dei casi).

Se l’antibiotico veniva somministrato in presenza di fibre (solubili e insolubili) e/o probiotici (lattobacilli e bifidobatteri), l’eradicazione di SIBO era anche superiore. Lo stesso avveniva associando un altro farmaco ad azione diretta sul microbiota intestinale, come la mesalazina.

Una molecola di origine naturale

La rifaximina è un farmaco ad attività antibiotica, capace di uccidere batteri patogeni attraverso un’azione specifica sulla trascrizione del DNA, o meglio, dell’RNA-polimerasi batterica. La si ottiene per modifica chimica di un prodotto di origine naturale, la rifamicina B, ottenuto da colture di Nocardia mediterranei.

Come tutti i farmaci, anche la rifaximina, seppure ben tollerata, può avere controindicazioni ed effetti collaterali che vanno sempre seguiti dal proprio medico.

Tuttavia, lo studio appena pubblicato ricorda il concetto di antibiotico ideale, descritto da H.L. DuPont e C.D. Ericsson, quando nel lontano 1993, su The New England Journal of Medicine, descrivevano il farmaco ideale per prevenire la diarrea del viaggiatore.

La rifaximina è uno di quei farmaci diffusamente impiegati per trattare la SIBO e le disbiosi intestinali. Finora non erano disponibili studi sistematici che analizzavano i dati di letteratura per una valutazione sul rapporto benefici/rischi di questo antibiotico. Quello appena pubblicato colma questo gap, nel far chiarezza sull'efficacia clinica e sulla sicurezza della rifaximina.

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