In un caso su due, le prescrizione di farmaci che bloccano la pompa protonica sono inappropriate! Sono queste le conclusioni di uno studio canadese, pubblicato a maggio sulla rivista Canadian family physician. Un uso inappropriato di questi farmaci può portare a diversi problemi, dalla frattura dell’anca ad un aumento del rischio di malattie renali, da infezione da clostridium difficile ad un malassorbimento della vitamina B12. Ora i gastroenterologi italiani lanciano l’allarme, dando delle raccomandazioni.

Non sempre un PPI è la soluzione

Hanno ormai soppiantato i tradizionali antistaminici H2 (vedi ranitidina), in caso di bruciore allo stomaco.

Sono gli inibitori della pompa protonica (IPP), una classe di farmaci la cui azione è a carico dell’enzima gastrico H+/K+-ATPasi (la pompa a scambio protone/potassio), un enzima che governa lo scambio tra ioni protonici (secreti nello stomaco, a dare l’acidità gastrica) e ioni di potassio (sottratti dallo stomaco per scambio con gli H+).

Il meccanismo di inibizione è a carico del gruppo tiolico (SH) delle cisteine (un amminoacido) presenti nei canali di scambio (pompa) di questi ioni. Una volta che questi canali proteici vengono irreversibilmente bloccati, bisogna attendere 18-24 ore, affinché una nuova sintesi proteica produca “nuova pompa ionica”. Per cui l’effetto antiacido, sul bruciore di stomaco, si protrae per 24 ore.

E’ proprio l’effetto prolungato, oltre ad una buona tolleranza, che ha favorito la diffusione di questa classe di farmaci, forse oltre il necessario, secondo gli esperti. A maggio, Barbara Farrell e altri autori, sulla rivista Canadian family physician hanno pubblicato una serie di raccomandazioni per un uso più ponderato degli IPP.

Lo studio ha potuto stimare che in Canada, nel 2013, sono stati spesi quasi 250 milioni di dollari per l’acquisto di farmaci IPP e, in una percentuale stimata tra 40 e 65%, tale prescrizione era inappropriata, ovvero se ne poteva fare a meno.

L’indagine è stata condotta sui 6 farmaci PPI disponibili in Canada, omeprazolo, esomeprazolo, lansoprazolo, pantoprazolo, rabeprazolo e dexlansoprazolo.

Gli stessi, ad eccezione dell’ultimo, disponibili anche in Italia. Un uso inappropriato o prolungato di questi farmaci può portare ad una serie di effetti collaterali, descritti sopra, ma sono riportati anche casi di ricoveri di emergenza. In presenza di multiterapia, quando i pazienti prendono più farmaci contemporaneamente, aumentano i rischi connessi a possibili interazioni farmacologiche negative. La raccomandazione è valida per tutti i farmaci, ovvero limitare l’assunzione di farmaci ai casi in cui è veramente necessario, e gli IPP non fanno eccezione.

L’associazione italiana gastroenterologi (AIGO), in collaborazione con la Società Italiana di Farmacologia (SIF) e la Federazione Italiana Medici di Medicina Generale (FIMMG), sulla base di statistiche dell'Agenzia Italiana del Farmaco (Aifa), hanno stimato che in Italia quasi un milione e 300 mila persone, pari al 46,5% dei pazienti che utilizza gli IPP, potrebbe evitarlo perché non necessario.

Ovvero, in circa la metà dei pazienti, per la loro condizione, la prescrizione di IPP è stata inappropriata.

Le nuove linee guida

Le tre società scientifiche hanno preparato delle raccomandazioni, dirette principalmente ai sanitari, ma è sempre meglio conoscerle, al fine di limitare l’uso di questi farmaci ai casi veramente necessari. Vediamo quali sono:

  • In caso di difficoltà di digestione, gli IPP devono essere usati solo dopo aver escluso una infezione da Helicobacter pylori. Che va curata diversamente.
  • In presenza di reflusso gastroesofageo, gli IPP sono molto efficaci come trattamento di prima linea.
  • Per prevenire il sanguinamento gastrico, in pazienti in trattamento con farmaci anti-aggreganti piastrinici o anti-infiammatori, l’uso deve essere limitato a casi specifici.
  • Gli IPP devo essere evitati per prevenire le emorragie gastriche nei pazienti che assumono cortisone, perché si è dimostrato non essere necessari.
  • Una prescrizione di tipo “cautelativa” in presenza di altri farmaci, diversi dagli antiinfiammatori, normalmente non è consigliabile.
  • Infine, se possibile, con IPP evitare terapie a lungo termine.