Arriva dagli esperti dell’Università Cattolica del Sacro Cuore – Fondazione Policlinico A.Gemelli di Roma, il notevole risultato della ricerca condotta su di una delle malattie autoimmuni più frequenti: l’Artrite reumatoide, divenuta ancor più nota dopo il triste caso della famosa Anna Marchesini. Secondo l’OMS (Organizzione Mondiale della Sanità), l’incidenza della malattia nel mondo è tra lo 0.3 e l’1%, le donne sono le più colpite con un rapporto stimato di 4-1 e, solo in Italia, si contano 250-300mila casi.

Comunemente associata all’età, oggi si può dire con certezza che vi è un’alta prevalenza anche nella popolazione giovane ed i Paesi più interessati sono quelli con una maggiore industrializzazione. I ricercatori romani e l’Università di Glasgow, aprono le porte ad un futuro prossimo in cui la patologia è curabile, non solo dal punto di vista farmacologico.

L'individuazione di miR-34a

Pubblicata recentemente sulla rivista “Nature Communications”, la ricerca ha portato all’individuazione della molecola denominata “miR34a”, ovvero un pericoloso interruttore che accende le cellule più dannose in questa malattia.

Lo studio condotto dal dottori Stefano Alivernini e Barbara Tolusso, coordinati dal Prof. Gianfranco Ferracioli e dalla Prof.ssa Elisa Gremese in collaborazione con l’Università di Glasgow, è partito dall’analisi della base della malattia, che vede una reazione “autoimmunitaria” durante la quale i Linfociti T e B, anziché riconoscere ed eliminare gli agenti infettivi, interpretano come ‘nemiche’ le cellule proprie dell’organismo e generano, di conseguenza, un’infiammazione ditruttiva contro le articolazioni e gli organi interne del soggetto.

Una ricerca precedente, condotta dal medesimo team di specialista, aveva individuato le cellule B, come “interruttori molecolari” che amplificano la sintesi di anticorpi patogeni e dei processi infiammatori del paziente.

Le cellule dendritiche

La scoperta attuale, aggiunge al gruppo delle cellule “anarchiche” un’altra popolazione immune: le cellule dendritiche. Una volta isolate sia dal liquido che dal tessuto sinoviale delle articolazioni e dal sangue periferico, si è osservata la presenza in alta percentuale, di microR34a; i ricercatori hanno inoltre scoperto come miR-34a, sia in grado di inibire ‘AXL’, il regolatore delle cellule dendritiche, presente in bassa concentrazione nei pazienti afflitti dalla patologia.

La conclusione del Prof. Ferracioli è che “il controllo dell’asse miR-34a/AXL nelle cellule dendritiche dei pazienti (...), rappresenterà una strategia terapeutica in grado di ristabilire l’equilibrio immunologico e promuovere la risoluzione dell’artrite”.

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