Sono numerosi gli studi scientifici che rivelano la correlazione tra esposizione ai pesticidi e morbo di Parkinson. L'ultimo, in ordine cronologico, avvalora ulteriormente le ipotesi emerse finora, perché si è basato su una coltura di cellule umane esposte a diserbanti e fungicidi.
Già in passato era stato dimostrato un legame tra glifosato - l'erbicida più usato al mondo - e malattie neurodegenerative, oltre che la sua azione cancerogena e mutagena. La nuova ricerca è stata condotta in Canada da un team di studiosi guidati dal biologo molecolare Scott Ryan dell'Università di Guelph dell'Ontario.
Lo studio dimostra come i pesticidi siano la causa di mutazioni genetiche che possono condurre alle patologie neurodegenerative.
I pesticidi sotto accusa
Sono soprattutto due i pesticidi la cui pericolosità è risultata evidente, ovvero il paraquat e il maneb: questi riescono ad alterare l'espressione dei geni umani, conducendo al morbo di Parkinson in individui già predisposti alla patologia. Il paraquat, un fitofarmaco diserbante già vietato in UE, è ancora legale negli Usa, da cui sono importate numerose materie prime di provenienza "agricola"; la sua azione è disseccante, e viene usato prima della semina o nelle colture arboree, ma anche lungo gli argini dei fiumi e nei bordi stradali. L'esposizione al paraquat può causare insufficienza respiratoria acuta, e lo studio canadese ha confermato che, nelle popolazioni che risiedono in zone adiacenti ai terreni trattati, si ha un innalzamento del rischio del morbo di Parkinson misurabile tra il 75% e l'80%.
Il maneb è un fungicida il cui impiego è stato revocato dall'Unione Europea, e tutti i prodotti fitosanitari che lo contengono sono fuori legge dal 2016.
L'aumento del rischio
Secondo il dr. Ryan, le persone esposte a questi pesticidi hanno una possibilità di sviluppare il morbo di Parkinson pari al 250% in più rispetto alla popolazione che non viene a contatto con tali sostanze. I dati relativi alla ricerca sono stati pubblicati sulla rivista specializzata "Federation of American Societies for Experimental Biology", dove vengono spiegati tutti i passaggi che hanno portato alla scoperta del legame.
Lo studio scientifico si è avvalso dell'utilizzo di cellule staminali di pazienti affetti da Parkinson con una mutazione nel gene che codifica la proteina α-sinucleina.
Se questo gene subisce alterazioni, dà luogo alla patologia neurodegenerativa, e l'α-sinucleina è un chiaro segnale della malattia, anche se non se ne conoscono ancora tutti gli aspetti.
Sono state usate anche cellule totipotenti normali, in seguito modificate tramite la tecnica del montaggio genetico, al fine di replicare la mutazione dell'α-sinucleina.