L' Helicobacter Pylori è un microrganismo che si insedia nello stomaco degli esseri umani e sembra ormai che una persona su due in tutto il mondo abbia tracce della sua presenza. Pùò provocare ulcere e gastriti croniche e può causare il cancro allo stomaco: la cura da qualche anno è costituita da un mix di antibiotici. ma la ricerca non smette di testare nuovi farmaci più specifici. Un team di ricercatori bolognesi ha scoprto il modo di testare l'efficacia questi medicinali dall'interno, ovvero facendoli produrre dalle stesse cellule gastriche attaccate dal batterio.

Lo studio è opera del Dipartimento di Farmacia e Biotecnologie dell’Università di Bologna ed è stato pubblicato su "Biochimica et Biophysica Acta". Il nuovo metodo elaborato dai ricercatori bolognesi utilizza dei batteri modificati con la bioingegneria di laboratorio e consente di stabilire già "dall'interno" in che modo si possa bloccare un certo tipo di batterio: in questo modo si combattebbe direttamente l'Helicobacter pylori.

L'Helicobacter pylori

E' un batterio a forma spiralizzata molto diffuso, ne è affetto circa il 50% della popolazione mondiale, che si insedia nella mucosa gastrica. Spesso l'infezione è asintomatica, ma circa una volta su cinque l'infezione dà origine ad una sintomatologia grave, come ulcera e gastrite cronica.

La presenza del batterio, inoltre, dà luogo a maggiori probabilità di sviluppare il tumore gastrico, tra le principali cause di morte oncologica al mondo.

Si evidenzia quindi la necessità di sperimentare e scoprire nuovi farmaci per debellarlo, anche perchè, a causa della resistenza batterica agli antibiotici, l'Helicobacter pylori è diventato quasi insensibile alla terapia tradizionale. L'OMS definisce una priorità per la salute mondiale la ricerca e lo studio per la lotta contro il batterio, di cui lo studio bolognese, coordinato dalla d.ssa Barbara Zambelli, costituisce un notevole passo avanti.

Come fa il batterio a sopravvivere nello stomaco?

L'Helicobacter pylori riesce a vivere in uno degli ambienti più acidi, ovvero l'interno dello stomaco pieno di acido cloridrico, grazie ad un enzima, l'ureasi.

L'enzima usa il nickel come ione metallico per neutralizzare l'HCl dei succhi gastrici ed i ricercatori hanno cercato il modo di interrompere la sua attività. Bloccare l'ureasi batterica significherebbe eliminare le difese del batterio contro l'acido e quindi provocarne la morte. Non è la prima volta che gli scienziati si orientano verso questa direzione, ma tutti i tentativi fatti finora non avevano dato risultati concreti.

Ci sono già degli inibitori dell’ureasi ma il loro utilizzo terapeutico è stato sempre limitato, perchè hanno un effetto tossico per l'uomo e perchè non hanno una grande potenzialità nell'organismo umano. La nuova ricerca ha individuato un approccio alternativo che vada ad inficiare a monte l'attività dell'enzima.

Gli studiosi bolognesi hanno studiato come interrompere i processi metabolici che consentono al batterio di produrre l'enzima.

Il peptide che interferisce

Esiste un peptide, ovvero una sequenza lineare di amminoacidi, che blocca la maturazione dell’ureasi. E' però molto difficile che i peptidi entrino nelle cellule a causa della loro grandezza che ne impedisce il passaggio attraverso la membrana cellulare, per cui i ricercatori hanno studiato un metodo per sintetizzarlo direttamente nella cellula, usando esemplari di Escherichia coli ingegnerizzati in laboratorio. Questo batterio è largamente usato in biologia molecolare dal momento che la sua genetica è ben conosciuta, così come sono noti gli strumenti per poter agire al suo interno.

I ricercatori hanno "mascherato" il batterio Escherichia coli da Helicobacter Pylori, clonando al suo interno i geni che codificano per l'enzima ureasi. Poi è stata inserita la sequenza che codifica per il peptide di blocco e si è potuto osservare dall'interno il suo funzionamento. L'idea del gruppo di ricerca dell'Università di Bologna è estremamente innovativa e rappresenta un salto in avanti per la creazione di nuove terapie farmacologiche più efficaci di quelle attuali.