Il sangue di ognuno di noi ha differenti caratteristiche. I globuli rossi o eritrociti possono presentare sulla propria superficie degli antigeni, sostanze riconoscibili dal sistema immunitario. Era il 1901 quando Karl Landsteiner lo scoprì.

Nel tempo sono stati individuati quattro gruppi sanguigni: A, B, AB e 0. I primi due sono tipici di quegli eritrociti che presentano rispettivamente l'antigene A e B e sviluppano l'anticorpo anti-A e anti-B. Nel terzo si riscontrano entrambi gli antigeni e nessun tipo di anticorpo, e viceversa nell'ultimo.

Il gruppo sanguigno 0 è il donatore per eccellenza, mentre AB il ricevitore. Se vengono a contatto liquidi ematici non compatibili, si può giungere anche alla morte.Tuttavia di recente, grazie ad una ricerca scientifica, in Canada è stato possibile convertire eritrociti di tipo A in 0.

Una nuova tecnica senza precedenti

Dopo quattro anni di intensi studi alla University of British Columbia (UBC) di Vancouver, in Canada, il professor Stephen Withers e il suo team di esperti sono riusciti a rimuovere gli zuccheri tipici del gruppo sanguigno A da eritrociti dello stesso tipo tramite degli enzimi, un'operazione impensabile fino a qualche tempo fa.

I precedenti esperimenti privi di successo a causa del ricorso ad un batterio estraneo all'organismo umano, hanno reso necessario l'utilizzo di un microrganismo dotato di una certa familiarità col nostro corpo. Questa è stata l'intuizione decisiva che ha permesso di raggiungere degli ottimi risultati.

Il batterio in questione viene chiamato "Flavonifractor plautii", presente lungo le pareti intestinali umane. Ha la capacità di scomporre le mucine, glicoproteine composte anche da zuccheri. Una volta isolati i tratti di gene del DNA necessari alla produzione di questi enzimi, il team è riuscito a sintetizzare le proteine in questione, che svolgono perfettamente il loro lavoro nel sangue umano.

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Salute Scienza

Speranze e previsioni

La quantità di sangue di tipo A che viene donato negli Stati Uniti compone circa un terzo del totale, e questo processo ne potrebbe raddoppiare la disponibilità. Qualora i risultati di questa ricerca dovessero essere concretamente utilizzati in campo medico, si potrebbe avere un vertiginoso aumento della praticità delle trasfusioni e una riduzione sostanziale dei rischi ai quali solitamente possono andare incontro i pazienti.

Tuttavia, per adesso gli scienziati si stanno focalizzando solo su questi globuli rossi, non prendendo in considerazione quelli di tipo B. Gli studiosi continueranno a monitorare il progetto, puntando soprattutto a non apportare involontarie modifiche alla struttura cellulare, perniciose per lo svolgimento delle funzioni, prima di giungere a conclusioni troppo affrettate.

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