Il 2012 è stato l'anno delle Olimpiadi di Londra ma, tra medagli e podi, è arrivato il  tempo di bilanci economici. E' un fuggi fuggi generale delle aziende dalla sponsorizzazione di eventi, sport e società in generale. Tranne il caso di alcune squadre di calcio sostenute dai soldi dei petrolieri, la maggior parte di sponsor storici ridimensiona nettamente il loro impegno finanziario e le banche, il caso spagnolo ne è l'emblema, non trovano denaro per accompagnare le spese folli di alcuni club.

A tenere in vita i sogni di molti tifosi e alcune discipline in toto sono gli introiti dei diritti tv.

Purtroppo, alcuni casi emblematici, hanno fatto tornare indietro sui loro passi alcuni investitori importanti. Si pensi al caso del ciclista Luis  Armstrong, che ha visto sgretolarsi una carriera di successi per cui La Amaury, società organizzatrice del tour de France richiede 3.8 milioni di dollari indietro o il caso tutto italiano del campione olimpionico di marcia 50 km, Alex Schwazer che ha perso tutti gli sponsor che avevano investito su di lui e sulla sua faccia pulita come esempio di sport per tutti dopo la vicenda di doping.

Lo sport come l'economia e la politica si ritrova a ricostruire la propria credibilità e a riguadagnare la fiducia di quanti, nel corso degli anni, ci hanno profuso impegno personale e finanziario. Nel contesto di oggi molte società sportive falliscono e alcune famiglie storiche, dopo anni di mecenatismo e marketing, non trovano appeal nel mondo dello sport. Una sconfitta per tutti che i diritti tv non possono guarire, la malattia è  del sistema e come sempre va curata partendo dal cuore.

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