Giamaica e doping: l'atletica moderna si tinge di giallo. Perde infatti credibilità (nel peggiore dei modi) il famoso movimento giamaicano di atletica leggera. Sono addirittura cinque gli atleti scivolati malamente davanti alla prova più importante, quella dell'antidoping, dopo avere preso parte ai recenti trials di Kingston, cioè i Campionati nazionali di Giamaica, che, sul modello dei più famosi Trials americani, sono serviti per scegliere i rappresentanti del Paese caraibico ai prossimi Campionati Mondiali in Russia.



C'è il nome dell'ex primatista del mondo dei 100 metri, Asafa Powell, che si sarebbe servito di uno stimolante per migliorare la sua prestazione.

C'è Nesta Carter, oro con la 4 x 100 della Giamaica a Pechino. C'è Sherone Simson, oro della 4 x 100 di Atene 2004. Ci sono poi due lanciatori i cui nomi ancora non conosciamo. Davvero troppo.



Continuano quindi i casi di doping per la Giamaica, dopo la vicenda di positività di Veronica Campbell, che vinse per due volte i 200 metri donne alle Olimpiadi non più giovanissima.

Secondo le nostre informazioni la stella Usain Bolt, punta di diamante della Giamaica anche ai prossimi Mondiali, non risulterebbe coinvolto. Per la verità era da diverso tempo che si nutrivano dubbi circa tutti questi successi di un'intera squadra in blocco, sia nel settore maschile che in quello femminile. 

 Se Sparta piange, Atene non ride. Anche gli Stati Uniti, infatti, devono fare i conti col caso Tyson Gay.

Perde conseguentemente d'interesse anche la sfida per il titolo mondiale sui 100 metri ai Mondiali.

Nemmeno a farlo apposta Asafa Powell e Tyson Gay erano tra i più accreditati antagonisti di sua maestà Usain Bolt. Gli sponsor già mugugnano. Ma oggi le vere competizioni non sono più in pista, bensì nei laboratori dell'anti-doping. Il problema è che ci sono ancora troppe persone che non hanno capito quali sono i veri valori dello sport e della vita, persone pronte a tutto, anche a mettere a repentaglio la salute degli atleti, per conseguire vittorie e record roboanti, con conseguenti lauti guadagni altrimenti impossibili.

Se Usain Bolt potrebbe rappresentare la piacevole eccezione (del resto ha caratteristiche fisiche davvero particolari per un velocista, a cominciare dall'insolita altezza) è evidente che sul resto della formidabile (fino ad oggi) squadra giamaicana era legittimo porsi alcuni interrogativi. Ma lasciateci dire che il coinvolgimento di Asafa Powell è una vera delusione: un velocista così dotato da madre natura non dovrebbe davvero scegliere la strada del doping.