Il sortilegio della maglia iridata si è rotto alla Gand Wevelgem per Peter Sagan. Una grande vittoria, che spezza un’infinita serie di secondi posti e lo proietta al meglio verso le classiche monumento, il Giro delle Fiandre e la Parigi Roubaix. Ma soprattutto è uscito di nuovo il Peter Sagan più vero, quello capace di spiazzare non solo per il suo modo di correre e per le sue trovate stravaganti, ma anche per le sue dichiarazioni. Lo aveva fatto ai Mondiali, lo ha ripetuto ieri: nella vita ci sono cose ben più importanti che vincere una corsa di Ciclismo.

Sagan: il ciclismo per passione

Il Sagan pensiero è tornato a regalare perle di saggezza dopo la vittoriosa Gand Wevelgem. Al culmine del successo, trionfatore di una classica con la maglia iridata, Sagan non si è fatto travolgere dall’entusiasmo di una vittoria che scaccia la sindrome del secondo posto. “Nella vita ci sono cose più importanti dei piazzamenti. Io corro per passione, non per ambizione” ha dichiarato con semplicità ed umiltà Peter Sagan nel dopo corsa. “Sono contento di aver finalmente vinto con questa maglia iridata. Voglio dedicare questa vittoria a mio suocero che ha passato un momento difficile ieri. Sono molto felice di aver vinto questa corsa per lui e per il nostro proprietario Oleg Tinkov”.

Sagan riavvolge poi il film della sua Gand Wevelgem: “E’ stata una corsa difficile, con tanto vento. Ho attaccato insieme a Cancellara sul Kemmelberg portando via la fuga. Poi abbiamo collaborato bene. Non volevo fare lo stesso errore di venerdì e tirare fino al traguardo. Sono partito dalla terza posizione, sono andato dietro a Kuznetsov e mi ha tirato una bella volata”.

Hoffman: bello lavorare con Sagan

La Gand Wevelgem ha portato grande fiducia in casa Tinkoff. Il ds Tristan Hoffman ha avuto grandi elogi per Sagan e il resto della squadra: “I ragazzi erano tutti molto concentrati. Brutt è entrato nella prima fuga, poi il gruppo si è spaccato in più parti a causa del vento ma noi siamo rimasti in buona posizione.

Il gruppo poi si è ricompattato ed abbiamo continuato a proteggere Sagan. Poi sull’ultimo muro è riuscito a portare via la fuga. Ha calibrato bene lo sforzo, è dovuto andare forte ma ha avuto ancora le energie per chiudere in grande stile”. Ma al di là dell’aspetto tecnico, Hoffman loda l’approccio al ciclismo e alla vita di Sagan: “E’ bello lavorare con lui. E’ un grande campione, era deluso dopo aver sfiorato la vittoria nelle altre corse, ma sempre pronto a concentrarsi su quelle successive”.