La politica internazionale ha sempre fatto sentire la sua presenzaall'ombra dei Cinque Cerchi. Un esempio storico molto famoso è relativo ai Giochi del 1936 organizzati a Berlino dal governo nazista: uno sforzo mastodontico per quell'epoca con risultati senza dubbio ammirevoli dal punto di vista strutturale. Peccato che fosse tutto costruito in funzione di esaltare l'immagine del regime e la superiorità, molto presunta, della "pura razza ariana". Ma le Olimpiadi di Berlino furono anche le Olimpiadi di Jesse Owens, il mitico atleta statunitense di colore che vinse quattro medaglie d'oro battendo nettamente tutti gli atleti 'ariani' in gara.

Leggenda vuole che Adolf Hitler abbia abbandonato lo stadio nellecircostanze che videro vittorioso Owens. In realtà lo stesso velocista e saltatore, tanti anni dopo, raccontò nella sua autobiografia che il Führer non lasciò affatto la platea: non gli strinse la mano ma si limitò a salutare da lontano l'atleta statunitense che rispose al saluto. Risale alla stessa Olimpiade il gesto di protesta di Son Kitei, atleta coreano costretto a gareggiare con i colori del Giappone dopo l'annessione del suo Paese all'Impero del Sol Levante. Vinse la maratona ma al momento della premiazione abbassò lo sguardo in segno di protesta, gesto che gli costò la squalifica.

Le Olimpiadi della 'Guerra Fredda'

La 'Guerra Fredda' tra Stati Uniti ed URSS fece sentire i propri effetti anche sulla fiaccola di Olimpia.

Nel 1956, a Melbourne, nazioni come Olanda, Svizzera e Spagna rifiutarono di partecipare ai Giochi per protestare contro l'occupazione sovietica dell'Ungheria. Fermo restando che nella medesima edizione olimpica le Nazionali di Ungheria ed URSS si affrontarono in vasca in un match di pallanuoto. I magiari vinsero 4-0 ma la gara fu caratterizzata da alcuni colpi proibiti di una violenza inaudita scambiati tra gli atleti, tanto da essere definita "la partita del sangue nell'acqua". I Giochi di Città del Messico del 1968 sono famosi per la protesta di Tommie Smith e John Carlos, entrambi statunitensi, primo e terzo nella gara dei 200 metri piani. Al momento della premiazione innalzarono il pugno guantato di nero, simbolo del Black Power e della protesta contro la discriminazione razzialenel loro Paese.

Un altro episodio di protesta nel corso delle olimpiadi messicane riguarda la ginnasta ceca Vera Caslavska. Sul podio insieme alla collega sovietica Larisa Petrik, si rifiuta di guardare la bandiera dell'URSS e di ascoltarne l'inno in segno di protesta per l'invasione delle Cecoslovacchia da parte delle truppe di Mosca. Sarà duramente punita dalla sua Federazione che le impedirà di gareggiare per dodici anni, compromettendo la sua carriera. L'edizione più tragica delle Olimpiadi resta quella di Monaco del 1972, quando otto terroristi palestinesi fanno irruzione nel villaggio olimpico, uccidono due atleti israeliani e ne trattengono in ostaggio altri nove. L'intervento delle forze di polizia tedesche culminerà con la morte di tutti, sequestratori ed ostaggi.

Da Montreal '76 si aprono le "Olimpiadi mutilate", quelle dei boicottaggi politici. Rinunceranno alla trasferta in Canada ben 27 Paesi africani per protestare contro il Comitato Olimpico della Nuova Zelanda. Il tutto, motivato da una trasferta degli All Blacks, la Nazionale di rugby, che aveva preso parte ad alcuni incontri nel Sudafrica dell'Apartheid. Assurdo e pretenzioso se si parte dal presupposto che il rugby a 15 non era (e non è tutt'ora) una disciplina olimpica. Nel 1980 gli Stati Uniti ed altre 64 nazioni politicamente vicine a Washington non presero parte ai Giochi di Mosca per protestare contro l'invasione sovietica in Afghanistan: fecero eccezione l'Italia e pochi altri Paesi del blocco occidentale.

Lo sgarbo fu ovviamente restituito dall'URSS, dalle nazioni dell'Europa dell'Est (con la sola eccezione della Romania) e da altri Paesi della sfera d'influenza sovietica in occasione delle Olimpiadi di Los Angeles del 1984.