Martedì 18 ottobre è stato presentato il Tour de France 2017: partenza da Dusseldorf in Germania, pochissima cronometro (mai così pochi km dagli anni '30), poca salita (solo 3 arrivi), tante tappe movimentate... C'è tutto quel che serve per immaginare una corsa aperta e spettacolare. Tra gli osservatori più attenti all'evento, naturalmente, c'era il campione uscente Chris Froome, vincitore di tre maglie gialle e intenzionato a cercare il poker sulle strade francesi il prossimo anno.

E' proprio per questo che, ancora una volta, il keniano bianco pare intenzionato a rinunciare al Giro d'Italia per prepararsi al meglio alla Grande Boucle, come rivelato in un breve scambio di battute raccolto dall'edizione cartacea della Gazzetta dello Sport oggi in edicola.

Froome: No al Giro numero 100

Il Giro d'Italia 2017 sarà molto bello, sarà un'edizione storica perché si tratterà della numero 100, ma è una corsa a tappe troppo impegnativa e affrontarla prima dipuntare alla vittoria di un Tour de France non è possibile: questa la sintesi del Froome-pensiero.

Dunque, nonostante le speranze degli organizzatori del Giro, il ciclista più forte del momento non ci sarà alla Corsa Rosa del prossimo anno, con buona pace di tutti quelli che speravano di poter assistere a duelli infuocati tra lui, Nibali, Aru e i big che invece si presenteranno al via di Alghero.

Su Wiggins: chiarisca i sintomi per le sue esenzioni

Ma Froome ha fatto parlare di sé anche per una mail-intervista rilasciata a cyclingnews durante la quale ha affrontato anche il caso del suo ex compagno di squadra e rivale, Bradley Wiggins.

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Le parole di Froome non spengono la polemica, anzi...

"Per quanto riguarda le esenzioni terapeutiche presentate da Wiggins, penso che restino aperte delle domande intorno ai sintomi che avrebbero reso indispensabile il trattamento; inoltre sarebbe importante capire quali vantaggi può aver ottenuto da esso", ha dichiarato, aggiungendo che le informazioni prodotte finora da "Wiggo" non bastano per capire se abbia operato dentro le regole o in una "zona grigia" a metà tra regolarità e abuso.

Se non è una dichiarazione di guerra, poco ci manca.

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