I funzionari di sport russi avevano negato ufficialmente l'esistenza di una vasta operazione di Doping, nonostante una confessione dettagliata dell'ex capo di laboratorio di antidoping nazionale, il Dr. Grigory Rodchenkov, in un articolo del "New York Times", lo scorso maggio. Successivamente queste rivelazioni sono state anche confermate da funzionari di antidoping di altri Paesi.

Un investigatore ingaggiato dall'Agenzia Mondiale Antidoping, Richard McLaren, riportò alla luce un numero più ampio di prove inerenti operazioni illegittime condotte sugli atleti, in base alle quali il Comitato Olimpico Internazionale decise di aprire dei procedimenti disciplinari contro dozzine di sportivi russi.

Il cambiamento drastico da parte della Russia, registrato negli ultimi giorni, può essere motivato dal desiderio di riconciliarsi con le autorità competenti, che hanno stabilito che il Paese guidato da Putin dovrà riconoscere le sue colpe, affinché possa essere ancora una volta ammesso nelle competizioni olimpiche, effettuando anche i test anti-droga.

I funzionari russi, tuttavia, continuano a respingere l'accusa secondo cui il programma di doping sarebbe stato sponsorizzato dallo Stato, nella persona del presidente Vladimir V. Putin e dei suoi più stretti collaboratori.

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Anna Antseliovich, direttore generale dell'agenzia anti-doping russa, raggiunta dal "New York Times" ha affermato che si è trattato di un "complotto istituzionale", convinta che non riguardi affatto i vertici del Cremlino.

Vitaly Smirnov, 81 anni, un alto funzionario sportivo la cui carriera risale al periodo sovietico, convocato di recente da Putin per riformare il sistema antidoping del suo Paese, ha dichiarato di non voler parlare "per conto delle persone responsabili".

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Smirnov ha continuato, dicendo di non aver mai incontrato la maggior parte degli individui citati nel rapporto di McLaren - sottolineando che sono stati licenziati in seguito - e di non sapere nemmeno dove si trovassero.

In seguito alla questione sul doping diffuso tra gli atleti russi, diverse competizioni sportive che si sarebbero dovute tenere in Russia sono state spostate in altri Paesi. Bisogna sottolineare che, se da un lato i funzionari hanno riconosciuto e accettato la presenza del doping tra gli sportivi russi, dall'altro hanno respinto qualsiasi responsabilità diretta per le trasgressioni al regolamento verificatesi, parlando anzi di un complotto internazionale.

"Non credo che abbiamo abbastanza tempo nella vita per chiarire tutto, per capire chi è il vincitore e il perdente, chi ha ragione e chi ha torto" ha dichiarato Kusnirovich, titolare di Bosco, azienda che fornisce abbigliamento sportivo agli atleti russi. Questi ha chiesto alle autorità di non penalizzare la Russia alle prossime Olimpiadi per quanto accaduto negli anni precedenti, concludendo così: "Anche nei tempi di Stalin c'era un detto: Il figlio non è responsabile per i peccati del padre".

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