Oggi, 12 maggio 2017, sarebbe stata la data del 42° compleanno di Jonah Lomu. Il gigante buono neozelandese oggi avrebbe compiuto gli anni, ma quella maledetta sindrome nefrosica se l’è portato via a solamente 40 anni, il 18 novembre del 2015. La sua carriera aveva già subito un pesante stop all’età di 24 anni, la sindrome nefrosica di cui parlavamo prima rese necessario anche un trapianto di rene. Riuscì a rientrare sui campi da rugby, ma non riuscì più ad esprimere il vero Lomu e così nel 2010 decise di dare l’addio al mondo della palla ovale.

Tutti lo ricordano come uno di quei personaggi tratti dalle favole per bambini, un gigante buono. Oggi, in occasione di quello che sarebbe stato il suo 42° compleanno, lo vogliamo ricordare rimembrando le sue gesta sul campo.

Gli albori

La storia di Lomu inizia come tante altre nell’ambito sportivo. Jonah nasce in uno dei quartieri più poveri e meno sicuri di Auckland, Mangere, in Nuova Zelanda. La sua salvezza arriva all’età di 14 anni quando sua madre lo iscrive al Wesley College. Qui si notano subito le sue doti sia atletiche che fisiche e così la Federazione rugbistica del sud della città lo prende sotto la sua ala protettiva e gli fa conoscere lo sport di cui lui diventerà una leggenda in futuro. Dopo aver vestito le maglie della Nazionale prima in Under 19 e poi 21, guiderà quella del rugby a 7 al successo nelle Hong Kong Series.

L’esordio in Nazionale e l’inizio della Leggenda

L’anno 1994 è quello che segna il suo esordio in Nazionale maggiore, diventando il più giovane ad aver vestito quella maglia a soli 19 anni. L’anno successivo è già tra i convocati per l’edizione sudafricana della Coppa del Mondo. Saranno proprio i padroni di casa a vincerla, in finale contro la Nuova Zelanda di questo nuovo fenomeno che risponde al nome di Jonah Lomu. Ormai è diventata una pietra miliare di questo sport una delle quattro mete segnate contro l’Inghilterra, in cui Lomu “distrusse” Mike Catt prima di schiacciare in meta.

Nel 1996 gli viene diagnosticata quella disfunzione renale di cui abbiamo parlato. Dopo un periodo di riposo torna più carico che mai e ai Mondiali del 1999 segna ben otto mete, ma rimane ancora una volta a bocca asciutta. La sua lotta però continua inesorabile fuori dal campo. Prima la dialisi, poi il trapianto di rene. Il suo ritorno in campo avviene proprio in Italia, durante un incontro di Heineken Cup tra i suoi Cardiff Blues e il nostro Calvisano. Ovviamente il pubblico gli tributa un’emozionante standing ovation.

Un successivo infortunio alla caviglia lo costringe a ritirarsi nel 2007 a 32 anni. Ovviamente poi viene introdotto nella Hall of Fame del rugby, ma dal 2011 in poi sarà un lungo calvario che lo porterà alla morte nel 2015. Per la prima volta nella sua vita si poté dire che Lomu aveva trovato un placcatore che lo riuscisse a fermare. Non sono soltanto le mete, lo spettacolo che sapeva offrire in campo a renderlo indimenticabile ancora oggi, ma soprattutto la sua forza di volontà, il suo stupendo sorriso e quel carattere da gigante buono.

Straziante fu l’immagine dei suoi ex compagni di squadra ed ex membri della Nazionale mentre gli tributano una ultima “Haka” davanti alla sua bara. Auguri ovunque tu sia Jonah, buon 42° compleanno.

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