Gli anni passano, ma il tennis maschile non ammette assolutamente intrusioni nella 'sacra triade'. Il torneo di Wimbledon in corso di svolgimento sta confermando il dominio assoluto dei vecchi re che non hanno la minima intenzione di abdicare. Al contrario, l'obiettivo sembra quello di sollevare nuovi trofei e conquistare nuovi record. Come Roger Federer che, se domani batte Kei Nishikori nel match valido per i quarti di finale, otterrà la centesima vittoria in carriera sulla prestigiosa erba londinese. Il fuoriclasse svizzero ieri si è sbarazzato del nostro Matteo Berrettini con una facilità disarmante, rispondendo all'indiavolato Rafa Nadal che ha strapazzato Joao Sousa ed a Nole Djokovic che ha fatto più o meno lo stesso con Ugo Humbert.

Proprio il serbo, numero uno del mondo, si è detto felicissimo di poter incrociare ancora una volta la strada con i rivali di tutta una vita: se tutto va come pronosticato, Djokovic incontrerà Nadal o Federer in finale, dopo l'ennesima edizione dell'infinito 'Fedal' nel penultimo atto del torneo.

'I nostri avversari sentono troppa pressione quando ci affrontano'

Nel corso dell'ultima conferenza stampa, Novak Djokovic ha puntato l'accento sulla mostruosa continuità dei tre grandi. "Non siamo più giovanissimi e, dunque, credo che tutti e tre lavoriamo duramente per mantenerci a questi livelli e continuare a vincere titoli. La nostra esperienza gioca un ruolo fondamentale - ha aggiunto - perché tutto quello che abbiamo vinto in qualche modo ci aiuta ad affrontare qualunque avversario.

Avversari che, quando giocano contro di noi, sentono troppa pressione". Djokovic, Federer e Nadal non potrebbero essere più diversi, come atleti e come uomini, ma hanno in comune il grande amore per il tennis. "Un amore che ci unisce - sottolinea Nole - oltre alla voglia di vincere, sempre e comunque. Nessuno di noi gioca per puro divertimento, noi vogliamo essere i migliori del mondo".

'Fantastico far parte di questo terzetto'

Un altro fattore che li rende superiori a qualunque altro tennista è l'abitudine a giocare ad alti livelli. "Di match duri ed importanti ne abbiamo affrontati tanti, ci sentiamo a nostro agio quando l'asticella si alza. Ma dietro ci sono ore di allenamenti, metodi per recuperare da fatiche ed infortuni ed anche lo stile di vita".

Nessuno dei tre ha intenzione di mollare, forse a spingere Roger, Rafa e Nole è proprio la voglia di non lasciare campo libero ai rivali. "Oggi siamo ancora più competitivi, proprio la nostra rivalità ci ha spinti sempre a migliorare e ci ha resi più forti. Dico solo che è fantastico far parte di questo terzetto - dice ancora Djokovic - ed è qualcosa che mi rende estremamente orgoglioso: condivido il campo con due leggende e non smetterò mai di ringraziare Federer e Nadal. Se sono quello che sono è grazie a loro, alla nostra rivalità che mi ha spinto sempre a dare il massimo e cercare di migliorare in ogni circostanza. Gli anni sono passati - evidenzia il numero uno del mondo - e noi stiamo ancora giocando e facendo la storia. Credo sia assolutamente meraviglioso".