Quella del 2019 è stata un’edizione difficile del Rally Internazionale del Casentino, disputato con partenza da Bibbiena, in provincia di Arezzo, tra il 6 e il 7 luglio 2019. Difficile e problematica soprattutto per Felice Re. Il pilota comasco navigato dalla "sua" Mara Bariani (copilota e compagna nella vita) ha fatto spaventare tutti. Era terzo assoluto e dopo aver terminato la decisiva prova speciale finale del rally toscano organizzato dalla Scuderia Etruria e da Loriano Norcini, la PS Talla, di ben 36 chilometri, è stato colpito da un malore.

Le tempistiche nei soccorsi raccontate da Re e dal direttore di gara, Simone Bettati, corrispondono. Re è salito sull’ambulanza dopo circa 25-30 minuti dal malore, arrivando in ospedale dopo altri 15-20 minuti, per un totale di 50-55 minuti dall'inizio del malore. Forse un po' tanto. Perché? Di certo, in questa storia c’è il fatto che c’era un’ambulanza disponibile a fine prova speciale, ma Felice Re è stato soccorso dall’ambulanza “jolly” inviata dalla direzione di gara da Bibbiena.

La vicenda del malore di Felice Re, del fatto che sia stato soccorso dal figlio e che ci siano state quantomeno delle gravi incomprensioni nella gestione dei soccorsi, trova conferma anche dagli articoli pubblicati dal sito internet della rivista RS e oltre e da quello del quotidiano La Provincia di Como.

Il malore sulla PS Talla e la gestione dei soccorsi

Felice Re corre la sua gara, sfoga la sua solita "rabbia" e grinta sull’acceleratore.

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Curiosità

E i tempi gli danno ragione. È terzo assoluto. La PS Talla in notturna lo consacra sul podio. Ma… “Arrivo in fondo alla prova speciale di Talla, anche se già da due-tre di chilometri ero in sofferenza respiratoria, in grande affanno, e ripetevo a me stesso: “Dai che è finita. Concentrati”. Intanto la macchina andava giù da sola, non dico per inerzia ma quasi. Vedo Belli, Verbilli, mio figlio Alessandro che battevano le mani.

Scendo dalla vettura, tolgo il casco e, nonostante il tavolino dei commissari fosse vicinissimo, ci avrò messo un eternità ad arrivare fin lì. Forse un minuto o più. Non ce la facevo, non avevo le forze. Inizia a girarmi il mondo, avevo un dolore forte allo sterno e un peso al petto, oltre a conati di vomito. Da qui non ricordo cosa sia successo. Mi hanno raccontato che mi sono seduto a terra, non lo so.

Mi sono ritrovato sdraiato sopra dei sassi, in un parcheggio vicino al fine prova”, racconta Felice Re.

“Stavo ancora male, ero a terra da oltre 10 minuti. Intorno a me solo curiosi e amici. Faticavo a respirare e sentivo gente che urlava: “E allora... La mandiamo questa ambulanza? Ma questa ambulanza arriva o non arriva?, dice ancora Re”. Il riferimento è relativo al mezzo di soccorso vicino al fine prova, sicuramente il luogo più vicino in cui si trova Re.

Il fatto che ci fosse un'ambulanza logisticamente più vicina è stato confermato anche dal direttore di gara. “E poi sentivo le voci dei commissari che dicevano: “Ma allora cosa dobbiamo fare con questa macchina? La spostiamo? La portiamo giù? Ce la fa a finire? Altrimenti si deve ritirare… Perché bisogna fare la premiazione finale”. Questo basso livello di umanità mi ha umiliato e ferito”, spiega ancora Felice Re.

La replica del direttore di gara Simone Bettati

Il pilota e manager della HK Racing, Re, racconta che in quei concitati momenti sentiva una voce via radio che diceva: “No, l’ambulanza non si può prendere dalla prova speciale. Facciamo arrivare l’ambulanza “jolly” da Bibbiena. Certe cose, se hai paura di morire non le dimentichi”. Da Bibbiena a Talla ci sono circa 16 minuti, 14 chilometri, passando per Strada Provinciale Valdarno Casentinese e Strada Regionale Umbro Casentinese Romagnola.

Il direttore di gara del Rally del Casentino, Simone Bettati, ha confermato che l’ambulanza è arrivata in un quarto d’ora, dopo essere partita, almeno un quarto d’ora dopo il malore di Re. Dunque, corrisponde al fatto che almeno dopo 30 minuti circa Re sia stato caricato sull'ambulanza.

Relativamente a ciò, il direttore di gara, Simone Bettati, precisa e replica pacatamente: “Mi sono mosso in base alle indicazioni che ricevevo dalla postazione che era sul luogo. E proprio in base a queste informazioni dovevo valutare come agire. Mi era stato riferito che non sembrava grave e che il figlio Alessandro Re avesse richiesto di non interrompere la prova speciale, facendo intervenire l’ambulanza a fine prova speciale e più vicina a Felice. Quando ho saputo che Alessandro Re voleva allertare il 118, dalla direzione gara, abbiamo risposto: “Se devi aspettare l’ambulanza del 118, che ha una procedura di attivazione più lunga, mandiamo la “jolly” da Bibbiena”.

La testimonianza di Alessandro, figlio di Felice

Siccome si parla di sicurezza, il punto qui è: non deve essere Alessandro, Giuseppe o Giovanni a dire cosa bisogna fare e cosa no, deve essere la direzione gara ad interrompere la prova facendo partire l’ambulanza che si trova più vicina alla persona che ha bisogno d’aiuto. In quei momenti, per sua stessa ammissione, Alessandro Re era nel più totale panico. Aveva paura per il papà. Qualunque sua richiesta non avrebbe dovuto influenzare la scelta del direttore di gara.

Alessandro Re racconta: “C’erano tanti testimoni. Dopo venti minuti che mio padre stava male e nessuno arrivava, ho urlato: ma perché non arriva nessuno? Ma dov’è l’ambulanza? Piuttosto chiamo l’ambulanza del 118. E allora mi sono sentito rispondere che, piuttosto che aspettare il mezzo dal pronto soccorso, mi mandavano loro la “jolly”, che è arrivata dopo 15 minuti. Quindi, ai 15-20 minuti in cui mio padre stava male, si aggiungono altri 15 minuti: totale 35 minuti circa in cui papà poteva morire lì”.

Felice Re è ancora a terra, soccorso da un collega

A proposito di paura di morire, torniamo a Felice Re che intanto è ancora a terra e inizia a temere un infarto, “anche se la dottoressa poi mi ha detto che potrebbe essere stata la pasta che avevo mangiato… Comunque stavo male e vomitavo. Mi veniva di nuovo da svenire. Per farla breve, con mio figlio abbiamo chiesto aiuto a Paolo Benvenuti (un collega pilota ligure): “Per favore, portami al pronto soccorso”. In quel momento pensavo: “Se è un principio di infarto, non posso restare qui. Ci morirò. Non sono ferito, non perdo sangue, non devono tamponare un’emorragia. Io devo andare in un pronto soccorso e ci devo arrivare subito. Solo questo era il mio pensiero”.

Paolo Benvenuti, anche su Facebook ha espresso la sua preoccupazione sulla gestione dei soccorsi, e ha confermato di aver soccorso personalmente e con la propria auto, una Golf, il povero Felice Re, correndo incontro all’ambulanza che, intanto, arrivava da Bibbiena. “L’abbiamo incontrata, l’abbiamo fermata, i medici mi hanno caricato sulla barella e poi siamo ripartiti alla volta del pronto soccorso – prosegue Felice -. Non so dire quanti minuti siamo rimasti fermi: cinque? Dieci? Non saprei. Avevo la pressione minima e massima bassissima, volevano farmi la flebo fisiologica, ma non hanno potuto perché avrebbero dovuto fermare l’ambulanza e mi hanno spiegato che non potevamo perdere tempo”.

“Sono rimasto davvero male quando ho sentito il medico dell’ambulanza dire: “Ma scusate, ma questo perché non l’hanno mandato con l’ambulanza che c’era a fine prova?”. Questa domanda mi rimbomba nelle orecchie. Già perché non hanno fatto partire l’ambulanza del fine prova? Perché le quattro ambulanze presenti in PS non potevano essere toccate per me? Perché mi hanno lasciato venti minuti in un parcheggio sulle pietre? In ospedale mi hanno fatto tutte le analisi e avevo i valori di alcuni enzimi del cuore sballati. Sono cose che fanno male. E se domani succedesse a mio figlio o a qualcun altro?”.

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