Dopo tre stagioni negative nella UAE Emirates, Fabio Aru ha iniziato la nuova avventura alla Qhubeka Assos con la voglia di tornare ai vertici. Per superare il lungo periodo di difficoltà, tra problemi di salute, qualche screzio con la sua ormai ex squadra e prestazioni sempre più anonime, il corridore sardo ha cercato di fare un tuffo nel passato per ritrovare quello spirito degli esordi. Per questo l’ex Campione d’Italia si è impegnato in alcune gare di ciclocross, approfittando di questa pausa invernale dell’attività su strada. Proprio nel ciclocross Aru aveva mosso i primi passi nel mondo del Ciclismo ed ora è tornato per un breve periodo a cimentarsi tra prati e fango.

Aru: ‘Con Ernesto e la BMC un ottimo rapporto’

Il ritorno di Aru al ciclocross ha attirato molta curiosità nel mondo del ciclismo. Lo scalatore sardo ha da anni gli occhi addosso per la particolare traiettoria che ha seguito la sua carriera. Dopo un esordio scintillante con la vittoria alla Vuelta Espana e i podi al Giro d’Italia ad appena 25 anni, sembrava scontato per lui immaginare un seguito da campione, tanto da essere già stato indicato come l’unico possibile erede di Vincenzo Nibali come punto di riferimento del ciclismo italiano. Invece la sua parabola vincente si è esaurita velocemente, complice anche qualche problema di salute, alimentando tante critiche sul suo conto.

Concluso in maniera un po’ burrascosa il rapporto triennale con la UAE Emirates, Aru ha firmato un contratto con la Qhubeka Assos, nuova denominazione della ex Dimension Data e NTT.

La squadra sudafricana ha dato fiducia all’ex tricolore e gli ha concesso anche di partecipare ad alcune gare di ciclocross in questo inverno, un modo per tornare a respirare l’aria delle corse dopo la conclusione anticipata della stagione su strada, ma anche per allenarsi in vista degli appuntamenti più importanti del 2021.

Aru si è buttato in questa nuova avventura con entusiasmo e generando un grande interesse attorno a questo ritorno nel ciclocross.

Le sue gare sono state seguite con attenzione da media e appassionati, che hanno notato anche le biciclette anonime, senza nessun marchio di aziende costruttrici, con cui ha gareggiato. Aru ha spiegato in un intervista a BlaBlaBike, il podcast di Tuttobiciweb, di non aver corso né con le bici Colnago in dotazione alla UAE Emirates, con cui era sotto contratto fino a dicembre, né con le BMC della sua nuova squadra.

“Mi sono comprato le biciclette, è vero” ha confermato Aru “Ma non perché non me le dessero, ho letto cose in merito che sono più gossip che altro, con Ernesto il rapporto è ottimo e anche con la BMC. Il problema è che le tempistiche erano veramente ristrette. La decisione di fare il ciclocross è stata il 18 dicembre, le avrei avute per gennaio, invece attraverso altri canali sono riuscito ad averle prima e a poter correre già il 27 dicembre” ha spiegato Fabio Aru.

‘Marchi coperti per rispetto degli sponsor’

Con queste biciclette comprate autonomamente Fabio Aru ha iniziato a correre nel ciclocross di Ancona del 27 dicembre, arrivando quarto, e continuando in altre gare fino al decimo posto segnato ai Campionati Italiani che si sono tenuti lo scorso weekend a Lecce.

Il vincitore della Vuelta 2015 ha raccontato di aver reso anonime le bici che ha acquistato. “Sono biciclette con i marchi coperti per rispetto dei vecchi sponsor, di Ernesto, e dei nuovi sponsor” ha dichiarato Aru, che ha poi parlato della scelta di tornare ad impegnarsi nel ciclocross.

Lo scalatore della Qhubeka Assos ha spiegato che questo ritorno è nato anche da quella conclusione così traumatica della stagione su strada, con il ritiro dal Tour de France e le tante polemiche generate da quell’episodio. “Ripartire dal Tour direttamente con la stagione su strada sarebbe stato un po’ traumatico, il Tour era finito veramente male” ha raccontato Fabio Aru, che ha trovato nel ciclocross un ritorno alla semplicità e all’umiltà che probabilmente gli è mancato negli ultimi anni.

“Ho dovuto affidarmi a varie persone per organizzare tutto, c’è da noleggiare un furgone, c’è stato da prendere le bici. Per dieci anni sono stato abituato ad avere un bus con delle docce, ad avere tutto pronto, massaggiatori e meccanici, uno staff completo, ora sono quattro mesi che non faccio massaggi. Ma Fabio Aru cresce, corre e nelle ultime gare è andato anche benino. Se poi non ci sono le docce mi lavo come nella gara di Porto San’Elpidio, nel cortile di una casa con una pompa”, ha raccontato l’ex Campione d’Italia.

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