Nella fantastica giornata del 3 ottobre, che ha visto il Ciclismo azzurro trionfare dopo più di vent’anni nella Parigi Roubaix grazie a Sonny Colbrelli, c’è anche la faccia delusa e amareggiata di Gianni Moscon. Il trentino della Ineos è stato il principale protagonista di un’edizione epica della Roubaix, almeno fino ad una manciata di chilometri dall’arrivo. Moscon si è inserito in una fuga partita nelle fasi iniziali, è rimasto poi tutto solo al comando, ma ha visto finire in frantumi il sogno della vittoria a causa di una foratura ed una caduta, due episodi avvenuti uno dietro l’altro.

Knaven: ‘Moscon era uno dei più forti’

Il sogno di Gianni Moscon di vincere la Parigi Roubaix aveva iniziato a prendere consistenza a poco più di cinquanta chilometri dall’arrivo, quando il trentino ha staccato definitivamente gli ultimi compagni d’avventura partiti all’attacco con lui nelle fasi iniziali della corsa. Il corridore della Ineos ha continuato a pedalare in maniera molto incisiva tra il pavè e il fango di una Roubaix durissima a causa del maltempo, e a guadagnare terreno sul gruppetto inseguitore con Mathieu Van der Poel e Sonny Colbrelli. Le speranze di Moscon sono diventate sempre più concrete con il passare dei chilometri, ma a cambiare completamente la corsa è stata una foratura che ha costretto il corridore ad una sosta per cambiare bicicletta.

Moscon è ripartito con ancora una quarantina di secondi di vantaggio sugli inseguitori, ma poco dopo è scivolato in un tratto di pavè e si è visto arrivare alle calcagna Van der Poel e compagnia. Il trentino è poi stato superato e staccato sul Carrefour de l’Arbre e ha concluso al quarto posto.

Molto appassionati e addetti ai lavori hanno avanzato l’ipotesi che la caduta e le difficoltà accusate da Moscon negli ultimi settori di pavè siano state dovute ad un problema tecnico, un diverso settaggio della bicicletta presa dopo la foratura.

Secondo questa tesi la bici di scorta avrebbe avuto una differente pressione delle gomme, più alta di quella usata inizialmente da Moscon, e questo avrebbe reso più insicura la sua pedalata nei tratti più sconnessi e scivolosi.

Il Ds della Ineos, Servais Knaven, ha smentito questa tesi che ha cominciato a circolare con insistenza sui social.

“La pressione dei tubolari della bici di scorta era esattamente la stessa. La caduta è stata dovuta alla fatica. È stato sfortunato. Se non perdeva quaranta secondi per sfortuna poteva vincere, era uno dei più forti in corsa” ha dichiarato Knaven.

Parigi Roubaix, Moscon: ‘Il settore era molto scivoloso’

Gianni Moscon ha invece dato una spiegazione diversa degli episodi che gli sono costati la Parigi Roubaix. Il corridore trentino ha spiegato di aver avvertito delle sensazioni diverse con la bicicletta di scorta, presa dopo la foratura, e di non aver sentito un buon feeling sul pavè.

Questo lo ha evidentemente portato alla caduta che ha compromesso definitivamente la sua Parigi Roubaix.

Moscon ha però spiegato che questa differenza tra le due bici potrebbe non essere dovuta ad un settaggio deciso dallo staff della squadra o da un errore dei meccanici in fase di preparazione. “La pressione delle gomme era diversa. Forse dopo cinque ore di corsa la pressione era diminuita e appena sono salito in sella a questa bici mi sono sentito diverso sul pavè. Forse è stato per quello che sono caduto, ma quel settore era davvero scivoloso” ha ammesso Moscon.