Mentre si avvia alla conclusione il programma delle cronometro, ai Mondiali di ciclismo di Kigali sale già l'attesa in vista delle prove in linea, e soprattutto per la gara degli élite che chiuderà l'evento domenica 28 settembre. La corsa si preannuncia durissima, sia per le particolari condizioni ambientali, che abbinano alta quota e caldo, che per le caratteristiche del percorso. La maglia iridata della categoria elite maschile sarà assegnata in una corsa di 267,5 chilometri che prevede ben 5.475 metri di dislivello.

Questo dato testimonia la durezza del tracciato ruandese, che figura al secondo posto tra tutti i percorsi affrontati in quasi cento anni di storia dei Mondiali di ciclismo.

Solo Sallanches 1980 fu più duro di Kigali

I Mondiali di ciclismo sono nati nel 1927. Quella prima edizione, disputata sul tracciato tedesco di Nürburgring, fu dominata dall'Italia, che monopolizzò il podio con Alfredo Binda, Costante Girardengo e Domenico Piemontesi. Da allora, i Mondiali si sono fermati solo dal 1939 al 1945 per la Seconda Guerra Mondiale. Quella che si sta celebrando in Ruanda è l'edizione numero 92 dell'evento iridato del ciclismo.

I percorsi affrontati in questi 92 anni hanno proposto le caratteristiche più varie, da quelli favorevoli ai velocisti, fino a tracciati degni di un tappone di un grande giro.

Il Mondiale ruandese è tra i più duri e figura al secondo posto nella classifica dei percorsi iridati con il dislivello più elevato.

L'unico mondiale con più dislivello è stato quello di Sallanches del 1980. Sulle strade francesi, la corsa iridata fu una vera prova di resistenza che vide il trionfo di Bernard Hinault, uno dei più leggendari campioni della storia del ciclismo. Il percorso di Sallanches affrontava la Côte de Domancy (2,5 km, 9,4%) a ogni giro, con un dislivello di 6.247 metri, distribuito su 268 chilometri. Hinault staccò tutti gli avversari uno dopo l'altro. L'ultimo ad arrendersi alla marcia trionfale del francese fu Baronchelli, che arrivò secondo.

Duitama al terzo posto con 5.319 metri di dislivello

Dopo Sallanches e Kigali, il terzo Mondiale di ciclismo più duro di sempre è quello di Duitama, in Colombia, del 1995. La salita principale era El Cogollo (4,2 km al 6,9%), che fu affrontata per ben 15 volte per un totale di 5.319 metri di dislivello. La corsa fu vinta da Abraham Olano, che arrivò con una gomma a terra dopo essere sfuggito ad un gruppetto che comprendeva anche Pantani e Indurain.

Tra gli altri Mondiali recenti contrassegnati da un dislivello particolarmente elevato si ricorda quello di Innsbruck 2018, vinto da Alejandro Valverde. Curiosamente, nella top ten dei Mondiali più duri figura anche l'edizione di Praga 1981, che nonostante 5.229 metri di dislivello si concluse allo sprint con il successo di Martens su Saronni.

Ecco i dieci Mondiali di ciclismo con il dislivello più elevato.

  • 1. Sallanches (1980) – 6247 dislivello, 268 chilometri, Bernard Hinault
  • 2. Kigali (2025) – 5475 dislivello, 267,5 chilometri
  • 3. Duitama (1995) – 5319 dislivello, 265,5 chilometri, Abraham Olano
  • 4. Nürburgring (1978) – 5244 dislivello, 274 chilometri, Gerrie Knetemann
  • 5. Nürburgring (1966) – 5244 dislivello, 273 chilometri, Rudi Altig
  • 6. Praga (1981) – 5229 dislivello, 281,4 chilometri, Freddy Maertens
  • 7. Solingen (1954) – 5021 dislivello, 240 chilometri, Louison Bobet
  • 8. Innsbruck (2018) – 5020 metri di dislivello, 258 chilometri, Alejandro Valverde
  • 9. Chambéry (1989) – 4998 metri di dislivello, 259,3 chilometri, Greg Lemond
  • 10. Lugano (1996) – 4981 metri di dislivello, 252 chilometri, Johan Museeuw.