Jannik Sinner è stato chiamato a scendere in campo alle 12:00 locali (le 02:00 italiane) per il suo match contro Eliot Spizzirri agli Australian Open. Un orario che ha esposto il campione italiano a condizioni climatiche estreme, trasformando l’incontro in una vera e propria prova di sopravvivenza.

Un orario poco felice

Il match, iniziato sotto un sole già cocente, ha visto Sinner faticare a trovare ritmo, apparendo quasi spaesato. Solo con l’entrata in vigore dell’“Extreme Heat Protocol”, che ha portato alla chiusura del tetto, l’azzurro ha potuto beneficiare di un momento di sollievo.

Una pausa necessaria, ma tardiva, che ha permesso a Sinner di recuperare parzialmente e di evitare il peggio.

Valore e contesto della scelta

La decisione di anticipare il match rispetto alla sessione serale sulla Rod Laver Arena è stata giudicata discutibile. Posticipare l’incontro sarebbe stato non solo possibile, ma anche più responsabile. Invece, si è preferito forzare il calendario, trasformando una partita di alto livello in una sfida contro il termometro. Sinner ha vinto da campione, ma gli organizzatori si sono ritrovati sotto il sole delle critiche.

Il protocollo per il caldo

Il ricorso all’“Extreme Heat Protocol” ha rappresentato un intervento salvifico, ma ha anche evidenziato la gestione tardiva delle condizioni climatiche.

Il protocollo prevede la sospensione del gioco e la chiusura del tetto quando le condizioni diventano insostenibili, ma nel caso di Sinner è intervenuto solo dopo che il match era già iniziato in condizioni estreme.

Resistenza e programmazione

Il match di Sinner contro Spizzirri è stato un capolavoro di resistenza e adattamento, ma ha anche messo in luce una scelta organizzativa poco felice. Anticipare un incontro così impegnativo a mezzogiorno in Australia a gennaio ha trasformato una grande partita in una sfida contro il caldo. Sinner ha dimostrato valore e lucidità, ma resta il dubbio sulla logica di un calendario che ha privilegiato la programmazione rispetto alla sicurezza e al benessere degli atleti.