Il ministro per lo Sport e per i Giovani, Andrea Abodi, ha espresso profonda preoccupazione in merito all’aggressione subita da un arbitro durante una gara giovanile a Francica, in Calabria. L’episodio ha sollevato interrogativi sulla reale applicazione delle norme volte a tutelare i direttori di gara.

La tutela normativa e il richiamo all’azione giudiziaria

Abodi ha ricordato come la tutela degli arbitri sia stata significativamente rafforzata attraverso la modifica dell’articolo 583‑quater del codice penale, introdotta nel decreto-legge sullo sport.

Questa norma stabilisce pene severe: da due a cinque anni di reclusione per lesioni gravi, da quattro a dieci anni per lesioni gravissime e da otto a sedici anni in caso di conseguenze ancora più serie. Il ministro ha tuttavia manifestato perplessità, domandandosi retoricamente: "sembra che i magistrati che potrebbero intervenire non la conoscano o non la applichino. Perché?"

Un appello alla responsabilità istituzionale

Con il suo intervento, Abodi ha inteso sensibilizzare le autorità giudiziarie sull’urgenza di garantire il rispetto delle sanzioni previste dalla legge. Questo appello assume particolare rilievo in contesti in cui la violenza contro gli arbitri sembra rappresentare un fenomeno preoccupante.

L’aggressione avvenuta in Calabria funge da monito affinché simili episodi non restino impuniti e servano da deterrente.

Il contesto dell’aggressione

L’episodio specifico si è verificato il 23 novembre, quando un arbitro diciassettenne è stato aggredito da un calciatore durante un incontro di Seconda categoria tra Francica e U.S. Girifalco. Il giovane direttore di gara ha subito ripetuti colpi al volto, riportando escoriazioni e la rottura del suo orologio tecnico. L’Associazione Italiana Arbitri (AIA) di Locri ha segnalato che, nonostante la presenza di due carabinieri, non vi sarebbe stato un intervento immediato. Il presidente Anselmo Scaramuzzino ha definito il gesto "inaccettabile, un attacco diretto alla dignità e alla sicurezza di chi svolge il proprio lavoro con passione", invocando "misure concrete" per prevenire il ripetersi di tali eventi. Si tratta, ha sottolineato, del terzo caso del genere registrato nel 2025 per la sezione di Locri.