La proposta di inserire il ciclocross e la corsa campestre nel programma delle Olimpiadi invernali del 2030, in programma sulle Alpi francesi, ha acceso un acceso dibattito. L’Unione Ciclistica Internazionale (UCI) e World Athletics stanno lavorando per ottenere un posto a cinque cerchi per queste discipline, ma le federazioni degli sport su neve e ghiaccio sollevano forti perplessità.

Il dibattito sull'inclusione delle discipline

L’UCI ha intensificato i suoi sforzi per promuovere il ciclocross come disciplina olimpica invernale, mentre World Athletics sostiene la candidatura della corsa campestre.

Entrambe le discipline, pur praticate principalmente in autunno e inverno, non richiedono l’uso di neve o ghiaccio, potendo svolgersi su sterrato, prati o sabbia. Il Comitato Esecutivo del CIO ha posticipato la decisione a giugno 2026, rinviando il verdetto che era atteso durante i Giochi di Milano‑Cortina 2026.

Le obiezioni delle federazioni invernali

Le federazioni degli sport invernali — tra cui FIS, ISU, IBU, FIL, IBSF, IIHF, WCF e ISMF — hanno espresso preoccupazione per l’inserimento di discipline che non rientrano nella tradizione olimpica su neve e ghiaccio. Esse temono che ciò possa compromettere l’identità e la coerenza dei Giochi invernali, sollevando il rischio di una confusione tra sport invernali e discipline estive.

La posizione delle federazioni

Le federazioni degli sport su neve e ghiaccio hanno inviato una lettera congiunta al CIO, sostenendo che l’inclusione di ciclocross e corsa campestre rappresenterebbe un approccio frammentario, in contrasto con lo spirito autentico dei Giochi invernali. Esse chiedono una strategia coerente che valorizzi l’evoluzione degli sport tradizionali piuttosto che introdurre discipline estranee al contesto invernale.