Manuela Di Centa ha acceso i riflettori sulla persistente disparità di genere nella dirigenza sportiva, evidenziando una realtà preoccupante: «su 45 federazioni c’è solo una presidente donna, c’è tanto da fare ancora». Il suo intervento, avvenuto in concomitanza con i Giochi di Milano‑Cortina, sottolinea come la parità raggiunta nelle medaglie e nella partecipazione delle atlete non trovi ancora un riscontro adeguato ai vertici delle istituzioni sportive.
La disparità nella dirigenza sportiva
Di Centa ha constatato che «nella dirigenza siamo ancora molto indietro; spero che ci sia un’accelerazione adesso e anche di senso di responsabilità».
Pur riconoscendo la natura elettiva delle cariche, ha osservato che «le persone, ormai tutti quanti, hanno fatto uno scatto mentale nel capire che un equilibrio che viene dalla diversità porta sempre di più che essere ‘one way only’». Questo cambiamento di prospettiva è fondamentale per promuovere un ambiente sportivo più equo.
Un simbolo di cambiamento: la presidenza del CIO
La presidenza del CIO affidata a una donna, Kristin Coventry, viene indicata da Di Centa come un punto di svolta significativo. «È un’atleta giovane, mamma, questo ha fatto fare un salto incredibile, perché dà una spinta propulsiva a tutti quelli che semplicemente guardano, dai nonni alle mamme, ai dirigenti, a tutti quanti», ha spiegato.
Questo rappresenta un passo verso un equilibrio più naturale e diffuso nella leadership sportiva, un equilibrio di cui «abbiamo bisogno tanto in questo momento». La sua elezione non è vista solo come un evento isolato, ma come parte di una naturale evoluzione verso una maggiore equità.
Il quadro generale della parità di genere nello sport
I dati relativi alle Olimpiadi invernali di Milano‑Cortina confermano la tendenza positiva nella partecipazione femminile: le donne hanno rappresentato il 47,9% degli atleti, superando il 44,7% di Pechino. Inoltre, le atlete italiane hanno ottenuto sei delle otto medaglie d’oro, più un oro nella staffetta mista di short track. Tuttavia, il quadro della leadership femminile resta critico.
Nel quadriennio 2025‑2028, solo due donne guidano le Federazioni nazionali su quaranta. Nei Comitati regionali del Coni, la presenza femminile si limita a una presidente su ventuno. Nelle giunte regionali le donne sono cinquanta su centosessantotto, mentre nei consigli regionali la percentuale femminile si attesta al 14% (centosettantaquattro donne contro millecentoquattordici uomini). Questo scenario evidenzia come, nonostante i progressi sul campo di gara, la parità nei ruoli decisionali sia ancora un obiettivo lontano.