Il presidente della Federcalcio argentina, Claudio “Chiqui” Tapia, è destinatario di un avviso di garanzia nell’ambito di un’inchiesta giudiziaria per una presunta deviazione di fondi. La notizia è stata diffusa dalla magistratura argentina, che ha disposto anche il divieto di lasciare il Paese e ha fissato la sua comparizione davanti al giudice per il 6 marzo.

Coinvolgimento del tesoriere

L’avviso di garanzia riguarda anche il tesoriere della Federazione, Pablo Toviggino. Gli inquirenti ritengono che sussistano motivi sufficienti per sospettare la partecipazione di Tapia nei fatti indagati.

Il presidente dell’AFA è inoltre coinvolto in altre due indagini: una per presunto riciclaggio in collaborazione con la società Sur Finanzas e un’altra relativa all’acquisto di un immobile di lusso nella provincia di Buenos Aires.

Dettagli dell’inchiesta

La giustizia argentina ha emesso l’avviso di garanzia nei confronti di Tapia per una presunta evasione di fondi. La comparizione è stata fissata per il 6 marzo e nel frattempo è stato imposto al dirigente il divieto di lasciare il territorio nazionale. Il tesoriere Toviggino è anch’egli coinvolto nella stessa misura cautelare.

Altre indagini in corso

Tapia è al centro di ulteriori due procedimenti: uno riguarda un presunto riciclaggio in connessione con la società Sur Finanzas, l’altro riguarda l’acquisto di un immobile di lusso nella provincia di Buenos Aires.

Questi elementi si aggiungono all’avviso di garanzia, delineando un quadro giudiziario complesso per il numero uno dell’AFA.

Contributi previdenziali e tributi

La giustizia argentina ha citato a indagare Claudio Tapia e Pablo Toviggino, imponendo loro il divieto di lasciare il Paese. L’inchiesta riguarda una presunta appropriazione indebita di contributi previdenziali e tributi per oltre 19.300 milioni di pesos, equivalenti a circa 13,6 milioni di dollari, relativi al periodo tra il 2024 e il 2025. Tapia è stato convocato per il 5 marzo, mentre Toviggino dovrà presentarsi il giorno successivo. La denuncia è stata avanzata dall’agenzia fiscale ARCA, che agisce come querelante, e il giudice Diego Amarante ha sottolineato la gravità dei fatti investigati e la severità della pena in prospettiva.