Marco Pedoja ripercorre con emozione il lungo percorso condiviso con Nicolò Martinenghi, culminato con l’oro olimpico a Parigi 2024, e il doloroso distacco che ne è seguito. In un’intervista, il tecnico ha confessato: “Ho pianto per giorni” dopo la separazione, avvenuta in modo condiviso ma carico di significato.
Un legame che nasce da bambino
Pedoja racconta di aver conosciuto Martinenghi quando era ancora un Esordiente B, un ragazzino di dieci o undici anni, esuberante e curioso. Da quel primo incontro in piscina a Milano è iniziato un rapporto che ha attraversato dodici anni di crescita tecnica e umana, fino all’apice dell’oro olimpico.
Il distacco e il dolore
Il tecnico ha spiegato che la decisione di separarsi è stata presa insieme, in un momento in cui Martinenghi cercava maggiore stabilità e meno spostamenti. Nonostante la scelta condivisa, Pedoja non ha nascosto il suo dolore: “Ho pianto per giorni”. Ha anche raccontato di aver pubblicato un post per raccontare il percorso fatto insieme, su suggerimento della giornalista Lia Capizzi.
Un dettaglio tecnico nella finale di Parigi
Tra i ricordi più vividi, Pedoja ha descritto un particolare tecnico della finale olimpica: “C’erano dei vortici in piscina”. Ha spiegato che durante la gara, dopo i settantacinque-ottanta metri, la velocità di tutti gli atleti calava, probabilmente a causa di vortici e di una differenza nel livello dell’acqua.
Martinenghi, invece, ha saputo superare quell’impatto grazie alla sua forza e alla tattica studiata, nuotando un primo cinquanta in 27”3 e mantenendo la performance fino al traguardo.
Il percorso condiviso e la separazione
In un’intervista precedente, Pedoja aveva già raccontato il momento dell’oro olimpico, ricordando l’emozione nel vedere la luce rossa accendersi sulla corsia di Martinenghi al tocco finale. Aveva descritto il rapporto con l’atleta come una crescita condivisa, e aveva spiegato che la separazione era avvenuta in modo naturale, dopo una riflessione comune sul futuro e sugli stimoli necessari per proseguire.