Danilo Di Luca, uno dei ciclisti italiani più controversi della sua generazione, ha chiuso la carriera nel 2013 con una squalifica a vita per due diverse violazioni delle norme antidoping. Nonostante il peso delle accuse e delle squalifiche, l'ex campione non si sottrae a un bilancio onesto e diretto sulla sua carriera e sull’epoca buia del ciclismo che ha vissuto. Intervistato dal giornale spagnolo AS, Di Luca ha lanciato un’affermazione netta e provocatoria: "Senza il doping avrei vinto molto di più".

'La Liegi è la vittoria più bella, più intensa del Giro'

Parole che rispecchiano la sua visione di un sistema in cui, secondo lui, l’uso di sostanze dopanti ha finito per livellare le performance tra corridori di diverso calibro. "Senza doping, il campione si distingue ancora di più. Con il doping, tutto si livella. Il divario tra un corridore di punta e uno medio si riduce", ha spiegato, delineando una realtà profondamente segnata da pratiche illecite.

Tra i suoi successi più celebri, Di Luca ricorda con particolare affetto la vittoria nella Liegi-Bastogne-Liegi del 2007, ultimo italiano nell'albo d'oro. Di Luca vinse davanti ad avversari del calibro di Alejandro Valverde e Fränk Schleck. "È stata la corsa più bella che ho vinto da professionista.

L’avevo inseguita per anni", ha raccontato con emozione. Per lui quella vittoria rappresentava "l’ultimo tassello per completare la casa", un successo quasi simbolico che supera persino il trionfo al Giro d’Italia della stessa stagione.

"Per un italiano, il Giro è tutto. Ma Liegi è diverso. Si corre in un solo giorno, tutto accade in una volta. Le emozioni sono più intense."

'Oggi i corridori sono simili a robot'

Nel corso di una carriera che si è sviluppata tra il 1998 e il 2014, Danilo Di Luca ha collezionato 42 vittorie, comprese sei tappe al Giro d’Italia e due alla Vuelta a España, numeri importanti che ne fanno un protagonista indiscusso di quegli anni, nonostante le ombre del doping. Commentando il ciclismo contemporaneo, Di Luca sottolinea come il panorama attuale sia completamente trasformato.

"I corridori di oggi sono più simili a robot", ha osservato. "Tutto è controllato: watt, chilometri, alimentazione. Noi eravamo più istintivi. Guardavamo i nostri avversari, non solo i numeri." Questo cambiamento, a suo avviso, ha reso le gare meno imprevedibili.

L'ex corridore abruzzese esprime inoltre preoccupazione per il declino del ciclismo nei paesi tradizionalmente forti come Italia e Spagna. "C’è meno competitività, meno giovani ciclisti emergenti. Tutto parte dalla base", ha affermato. "Oggi, se un bambino dice a suo padre che vuole iniziare ad andare in bicicletta, la risposta è spesso no."

Nonostante la squalifica a vita, Di Luca continua a essere coinvolto nel mondo delle corse attraverso il suo marchio di biciclette da competizione di alta gamma, dimostrando la volontà di voltare pagina e guardare avanti. "Nella vita tutti commettono errori", ha concluso. "Ma a un certo punto dovrebbe bastare. Non ho ucciso nessuno. Lavoro, ho una famiglia. Mi considero una brava persona."