Andrea Gervasoni, supervisore VAR autosospeso e indagato per concorso in frode sportiva, ha negato con fermezza qualsiasi manipolazione dell’audio della sala VAR relativa alla partita Inter-Roma. Dopo un interrogatorio di quattro ore presso la caserma della Guardia di Finanza “Silvio Novembre” a Milano, Gervasoni ha dichiarato: “Una manomissione dell’audio… la escludo al 100%”. Ha respinto ogni accusa, dichiarandosi disponibile a collaborare con i magistrati.
Le accuse e la linea difensiva
L’interrogatorio, condotto dal pm Maurizio Ascione, si è focalizzato su due episodi.
Il primo riguarda la partita Salernitana-Modena dell’8 marzo 2025, l’unica per cui Gervasoni è formalmente indagato. È accusato di aver fatto pressioni sull’addetto VAR Luigi Nasca per un richiamo in campo. La difesa ha contestato la ricostruzione, sottolineando l’impossibilità materiale di interferire. L’avvocato Michele Ducci ha spiegato che Gervasoni “non ha interferito in nessun modo” poiché si trovava in una palazzina diversa per il VAR di Serie A, mentre quello di Serie B era altrove. Gervasoni ha ribadito di non essere stato presente nella sala VAR durante l'incontro.
Il caso Inter-Roma e l'audio contestato
Il secondo episodio sotto esame è la partita Inter-Roma del 27 aprile 2025, finita sotto i riflettori per un controverso contatto in area tra Ndicka e Bisseck e la presunta manomissione di circa cinquanta secondi nell’audio della sala VAR.
Gervasoni ha ribadito: “Escludo al 100%” qualsiasi manomissione. Il suo legale ha precisato che “le immagini lo mostrano in modo efficace” e che la decisione VAR viene presa in “10-15 secondi”, un intervallo troppo breve per consentire interferenze esterne.
All’uscita dalla caserma, Gervasoni ha mantenuto un profilo istituzionale, dichiarando di aver “dato le risposte che dovevo” e di rispettare il lavoro dei magistrati.