Una serata che difficilmente dimenticherà quella di Carlos Vinicius, attaccante del Gremio, protagonista di un episodio tanto raro quanto drammatico nella terza giornata della Copa Sudamericana, in Cile. Il 1° maggio 2026, durante la partita tra Palestino e Gremio allo stadio municipale di La Cisterna a Santiago, il classe ’95 ha fallito tre calci di rigore consecutivi in appena sei minuti, senza riuscire a segnare nemmeno una volta.

La sequenza fatale dei rigori

Tutto ha avuto inizio all’11’ del primo tempo, quando Vinicius si è presentato sul dischetto e ha calciato a incrociare: il portiere Sebastian Perez ha deviato il pallone sul palo.

Il rigore è stato ripetuto perché il portiere non aveva almeno un piede sulla linea di porta. Al 13’ si è ripetuta la stessa scena: Vinicius ha cambiato angolo, ma il risultato è stato identico, con Perez che ha respinto sul palo e l’arbitro costretto a far ripetere il penalty. Infine, al 17’, l’attaccante ha calciato con potenza, ma stavolta, senza infrazioni, Perez ha neutralizzato il tiro e la partita è poi terminata sullo 0‑0.

Un confronto con episodi simili

La sequenza di errori di Vinicius richiama alla memoria episodi analoghi, come quello della Roma in Europa League lo scorso ottobre, quando Dovbyk e Soulé sbagliarono tre rigori consecutivi. Tuttavia, quanto accaduto al brasiliano assume contorni ancora più incredibili per la rapidità e la ripetizione ravvicinata dei fallimenti.

Le reazioni e il retroscena

Il tecnico del Gremio, Luís Castro, ha ammesso che dopo il secondo rigore fallito avrebbe voluto cambiare il rigorista: “Non è che non confidi in Vinícius, ma credo che, in quel momento, per un giocatore che sbaglia due rigori, il meglio è sostituirlo e mettere un altro”, ha dichiarato. Ha spiegato, tuttavia, di non essere riuscito a comunicare la decisione ai giocatori a causa del caos generato dalle decisioni del VAR. Vinicius ha invece raccontato che il capitano Willian lo ha chiamato sul campo e lui ha chiesto: “posso assumere?” e ha ricevuto il via libera per battere il terzo rigore.