Nel contesto del Super Bowl 60, l’intelligenza artificiale non è più uno sfondo tecnologico, ma una protagonista a tutto tondo. Si manifesta tanto negli spot quanto nel messaggio, incarnando creatività ma anche le tensioni tra i diversi attori del settore AI.

Spot AI generativo: Svedka sfida le logiche classiche

La vodka Svedka sorprende con quello che definisce il primo spot nazionale del Super Bowl “principalmente” generato da AI, intitolato "Shake Your Bots Off". In questo spot, la mascotte robot FemBot danza insieme a un nuovo personaggio, BroBot, in una festa umana.

L’advertising è stato realizzato in collaborazione con lo studio Silverside AI e ha richiesto circa quattro mesi per ricreare l’aspetto e il movimento di FemBot, sebbene la storyline resti frutto dell’intervento umano. L’operazione, audace nel quadro di produzioni solitamente ultra-curate, ha scatenato discussioni sul potenziale impatto della AI nel settore creativo.

Questo passo simbolico — mostrare una creatività AI al Super Bowl — è anche uno specchio dell’industria che sta ridefinendo i confini tra performance umana e generativa.

Anthropic controffensivo: umorismo come brand weapon

Anthropic ha scelto una via diversa: anziché presentare il suo chatbot Claude, ha preso di mira OpenAI con un messaggio diretto: “Ads are coming to AI.

But not to Claude”. Questo slogan suggerisce una posizione più pura o priva di compromessi. Lo spot ha acceso un confronto social con Sam Altman, CEO di OpenAI, che ha bollato l’attacco come “chiaramente disonesto”. Un esempio significativo di come la narrativa AI possa diventare terreno di scontro tra marchi.

L’AI che trasforma il racconto visivo: Meta, Google, Amazon e altri

Oltre a Svedka e Anthropic, l’AI emerge come elemento narrativo e tecnologico in spot di brand diversi. Meta ha presentato occhiali Oakley dotati di AI per vivere avventure estreme, mentre Google ha trasformato la sua AI Nano Banana Pro in un assistente empatico in grado di immaginare ambienti domestici, grazie al remake visivo di stanze attraverso semplici prompt.

Amazon, invece, ha giocato sul mito della ribellione tecnologica con Chris Hemsworth vittima esilarante di Alexa, presentato come “cospiratore” in modo grottesco.

L’AI nel Super Bowl come specchio culturale

Gli spot AI visti al Super Bowl 60 non sono solo esercizi tecnologici, ma riflettono la complessità del rapporto pubblico con l’IA: tra fascinazione, ironia, diffidenza e speranza. Svedka veicola il futuro come robotica festosa, Anthropic usa satira per distinguersi, Google e Meta mostrano visioni di normalità e potenziamento quotidiano, mentre Amazon punta sul thriller domestico con una vena comica. In questo quadro, l’AI diventa linguaggio creativo e simbolo di storica battaglia commerciale.

Il Super Bowl 2026 ha così inaugurato una nuova era: quella in cui le tecnologie generative — non solo gli spot — diventano parte del racconto culturale più visto e mediatico dell’anno.