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Secondo il Devoto-Oli, il turista (s.m. f.) è un "Viaggiatore non mosso da motivi utilitari bensì di svago o da interessi d'ordine culturale nei confronti dei luoghi visitati", mentre il viaggiatore (s. m. e f.) è " Colui che effettua un viaggio con un mezzo di trasporto pubblico". In altre parole: se vai in ufficio con il bus sei un viaggiatore, se vai ad ammirare il Colosseo (sempre con il bus) sei un turista.

Dal che si deduce che non è il mezzo a fare di te un turista bensì lo scopo del tuo muovere. Interessante ed anche fertile di implicazioni interessanti: Ulisse, ad esempio, che certo non viaggiava per motivi utilitari, non era un turista ed anche se non utilizzava mezzi pubblici, era un viaggiatore; e così Goethe, grande viaggiatore dell'Italia che si spostava con carrozze pubbliche e carrozze private, esempio che attesta entrambe le ragioni dei due sostantivi...

perché, dal Seicento a tutto l'Ottocento, era fatto obbligo ai giovani nobili - prima del loro ingresso nella alta società - di compiere un importante giro di "istruzione" nelle capitali europee.

In particolare era raccomandato il viaggio in Italia perché terra ricca di antiche rovine, di storia e di bellezze naturali. Questo giro era chiamato Gran Tour, e di qui deriverà il sostantivo turista, ovvero il fruitore, oggi non più nobile, di piccoli o grandi tour a seconda delle capacità economiche; ma allora, la differenza?

C'è, eccome se c'è, perché non bisogna dimenticare che viaggiare è un'arte, un'arte che deve essere appresa viaggiando, guardando e scegliendo, decidendo cosa fotografare e cosa no, dove fermarsi, dove no, come cenare e dove accontentarsi di un pane con una fetta di salame dentro.

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Questa è l'arte del viaggiare che può avere inizio quando decidiamo di aprire l'atlante per dare una occhiata, ad esempio, alle isole italiane. Sono più di ottocento ma il nostro scopo è imitare o sostituire la crociera, ovvero solcare i mari in cerca di approdo; e se per il poeta libanese Gibran Kahlil, "la vita è un'isola in un mare di solitudine" noi possiamo benissimo considerare l'isola una grande nave che ha gettito l'ancora in un mare così splendido da decidere di rimanere alla fonda per sempre. Una di queste isole alla fonda per sempre è indubbiamente Lipari.

Lipari e altre otto isole, figlie del fuoco e della pietra rovente, giacciono in acque calde e cristalline come sassi gettati dalla mano di un dio; isole immerse in un blu intenso, fuso con il cielo. Ho detto blu ma dovrei scrivere in centinaia di sfumature diverse di blu. Si chiamano Eolie o Lipari, perché Lipari è l' isola più grande e la più abitata. Dunque una grande nave, come ho detto, alla fonda, che ha tutto quello che serve per divertire, riposare, guardare.

Come arrivarci?

Il mio consiglio, se partite da Genova o da Civitavecchia o da Napoli, è quello di evitare gli aliscafi e scegliere un traghetto notturno; se potete, regalatevi la cabina e una buona cena a bordo. E viaggiate con bagaglio povero. Importante è mettere in valigia una buona dose di serenità e voglia di guardare. I vostri occhi sono l'unico fardello indispensabile. A Lipari, dunque.