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L'attenzione di questi giorni è riversata tutta sui risultati del post Brexit, una soluzione che ha portato la Gran Bretagna all'uscita dall'Unione europea dopo che il 52% degli elettori inglesi hanno deciso per il 'Leave'. Da questo risultato sembrano piombargli addosso tutti i 'contro' che si sono guadagnati con la vittoria, dettata probabilmente da diversi fattori contrastanti la propria politica culturale, che non resta isolata perché tra queste vi è certamente una sorta di intolleranza verso le altre comunità europee e la moltitudine di nuovi ingressi multirazziali che il Paese sta sostenendo. Insomma, come spesso accade, la gente si lascia trascinare da quello che più va a intaccare il benessere personale senza pensare alle successive conseguenze; di questo risultato ne ha 'beneficiato' il mercato azionario che ha fatto un sostanziale tonfo, una conseguenza che ha portato il deprezzamento della benemerita sterlina al valore dei primi anni ottanta. 

L'ombra della disfatta

Certamente il Primo Ministro del Regno Unito David Cameron, che ha fortemente voluto questo referendum, non si aspettava un risultato così disastroso e ha di conseguenza 'preferito' dimettersi non ritenendosi più in grado di esercitare le funzioni di leader del partito Conservatore e di quella popolazione che credeva in lui. A distanza di tre giorni dallo spoglio delle schede che hanno confermato l'uscita della Gran Bretagna dall'Unione europea, molti degli stessi elettori che l'hanno votata a spada tratta, probabilmente si stanno rendendo conto che qualcosa non 'quadra' e che vi sono comunicazioni lasciate all'oscuro sulle conseguenze di questa decisione; ad esempio i 350 milioni di sterline che Nigel Farage (capo del partito per l'Indipendenza del Regno Unito), aveva riferito si davano all'Unione europea ogni anno, non saranno più devoluti al settore sanitario interno, o la perdita della possibilità di avere finanziamenti europei che aiutavano a pagare le rette del college Oxford, quella dell'interruzione dei finanziamenti Erasmus e altre che non si sono rivelate perché era più importante 'far fuori' lo straniero.

Forse la 'morte' dei voli low cost

A tutte queste rivelazioni tenute nascoste alla popolazione britannica, molti elettori che hanno votato per rimanere dentro l'Ue chiedono un nuovo referendum che faccia rispettare la propria decisione, permettendogli di dissociarsi dal Galles e dall'Inghilterra. La Scozia ha votato per l'Unione distanziandosi contro il Leave di oltre 600mila Remain in tutti i 32 distretti di appartenenza e anche l'Irlanda del Nord ha vinto prendendo il 55,78% di consensi per restare. Ad ora, la raccolta di firme online che vorrebbe indire un nuovo referendum ha superato i tre milioni di voti. Insieme a queste notizie giunge quella che porterebbe la compagnia aerea di viaggi low cost Ryanair ad aumentare, in seguito all'uscita della Gran Bretagna dall'Unione europea, le tariffe dei propri voli che fino ad oggi erano riconosciute come le più convenienti insieme a quelle della concorrente Easyjet.

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Oltre a questa disastrosa notizia, potrebbe verificarsi la chiusura degli investimenti della compagnia Ryanair nel territorio britannico, se lo stesso non sarà in grado di garantire la sua crescita; ulteriore sconfitta per Londra che risulta essere la seconda città più visitata al mondo e che nel 2014 ha portato nel suo territorio oltre 17 milioni di visitatori. Forse i britannici hanno ragione ad avere un ripensamento cercando di porvi rimedio.