Una prova di compattezza. Così è possibile sintetizzare la riunione che alcune centinaia di tifosi del Genoa hanno tenuto la sera dell'11 giugno nel corso della quale si è ovviamente - come riportato da Canale Genoa - tenuta presente la brutta figura della licenza Uefa ma si è ancora una volta annunciata la volontà di non contestare. Una riunione che, nonostante gli avvoltoi mediatici sempre pronti a fiondarsi sul Grifone e su un ambiente storicamente fragilissimo, non sarà prodromica ad una stagione travagliata nel rapporto fra la squadra RossoBlu e la sua tifoseria.

Unita, come sempre avvenuto in tempi decisamente peggiori di questi per il Genoa.

Tifoseria che dai tempi di Berrino, Fossati, Spinelli, Scerni (con Massimo Mauro) e Dalla Costa, ha sistematicamente dato vita per quasi trent'anni a contestazioni (sempre giustificate, fatti alla mano); contestazioni che però non hanno mai raggiunto proporzioni in qualche modo paragonabili a quelle riservate ai suoi predecessori, nei confronti di Enrico Preziosi. Che l'imprenditore irpino sia inviso a una piccola parte di tifoseria è storia nota, dal momento che qualcuno non gli ha mai perdonato "l'incidente" Genoa-Venezia del 2005. Un equilibrio con la piazza rimasto intatto, nonostante la C1, a partire da quel celebre "Io non mollo" presidenziale che ha contribuito (con il lavoro essenziale di Gasperini e ancor prima di Vavassori) a raggiungere l'Europa due volte, sul campo almeno, in otto anni di Serie A e vedere indossare la Casacca a Quarti a fior di campioni, non certamente a fine carriera come avveniva alcuni decenni orsono.

Un esempio su tutti, Mario Corso.

Il dato delle otto stagioni consecutive in A rappresenta il record del club dal secondo dopoguerra ad oggi. Tutti elementi che, assieme a un pragmatico realismo sull'assenza di reali alternative genovesi al "foresto" Preziosi, consentono ancora una volta alla Tifoseria Organizzata, alla Gradinata Nord e all'ambiente tutto di restare compatto, "arrabbiato" quanto si vuole ma ancora disposto a dare credito alla gestione Preziosi.

Non senza qualche condizione, implicita o meno: in primis - sempre stando al report di Canale Genoa - la verità sul pasticcio Uefa e la chiarezza sui conti.

Come noto, la rinuncia al terzo grado di giudizio ha escluso la possibilità di verificare i conti e rendere pubbliche le motivazioni del rigetto del ricorso per la licenza Uefa.

Insomma si chiede chiarezza che, tradotta in linguaggio sportivo, vuol dire dichiarare che "si alza l'asticella" e si punta a quell'Europa sfuggita nel peggiore dei modi quest'anno. La contestazione, al momento messa in freezer, resta comunque latente e non scatterà per non creare alibi e non destabilizzare un gruppo di giocatori e uno staff tecnico, che rappresentano al momento il miglior asset dell'intera "galassia" genoana. Dopo i segnali positivi inerenti i rinnovi contrattuali di Perin e Gasperini, l'ambiente aspetta ora risposte dal Calciomercato affinché la squadra del sesto posto non sia smembrata.

Nella Sala chiamata del Porto campeggiava uno striscione eloquente che la Società farà comunque bene a tenere a mente: "Ora basta!!

Pretendiamo rispetto e chiarezza". Non esattamente la luna, né tanto meno la Stella e, oltre tutto, "rispetto" e "chiarezza" sono svincolati e non gravano con ingaggi più o meno proibitivi sulle casse della Società. Che, va sempre ricordato, potrebbe a breve contare su un Mr Lee in più.