“I nostri colori sono il giallo e il nero: giovani ragazzi per sempre” si legge sul sito ufficiale della società dello Young Boys, questa sera avversario della Juventus in Champions League.

Nonostante i 120 anni di storia, l’intera società svizzera è pervasa da un profondo spirito di eterna giovinezza, da quel mix di spensieratezza e incoscienza proprio dei ragazzini e che, fonte di allegria e di temerarietà, porta a prendere di petto ogni esperienza.

Non è un caso l’affermazione dell’allenatore Seoane: “Peccato non ci sia CR7“, da cui traspare del dispiacere per l’assenza del fenomeno portoghese nella partita di questa sera.

Seppur sembri una frase di circostanza, essa incarna lo spirito della squadra di Berna che, consapevole della forza degli avversari, avrebbe desiderato affrontare la loro miglior formazione.

Probabilmente proprio questa decisione e questa sfrontatezza hanno dato un impulso importante alla risalita dello Young Boys, tornato in questi ultimi anni a dire la propria nel campionato svizzero e poi approdato in Champions League dopo 32 anni di assenza dalla massima competizione continentale.

Un 'anziano' fra gli eterni giovani: Guillaume Hoarau

Stride allo stesso modo di un ossimoro la presenza di un giocatore di 34 anni in un team di “giovani per sempre”, ma proprio questo “vecchietto” è stato il principale artefice della qualificazione in Champions ottenuta contro la Dianmo Zagabria.

Difatti Guillaume Hoarau, l'attaccante proveniente dall'isola di Riunione, ha trovato la sua dimensione a Berna ed ha contribuito alla progressiva ascesa della sua squadra, la quale in un solo anno ha ottenuto la vittoria del campionato nazionale e la qualificazione alla massima competizione europea che mancava da troppi anni.

Sono 92 i gol segnati dall’attaccante francese con la maglia dello Young Boys, che ha creduto fortemente in lui e gli ha concesso di rivivere una seconda giovinezza dopo una carriera fatta di alti e bassi.

Inizialmente scartato dal Le Havre perché avente un fisico gracile, fu acquistato dalla stessa squadra francese divenendo la piccola stella della Ligue 2.

Dopo alcuni anni fu notato dal Psg che gli affidò la pesante eredità di Pauleta. La prima stagione all’ombra della Tour Eiffel si concluse positivamente ma i successivi arrivi di Erding e Gameiro ne limitarono l’utilizzo in pianta stabile.

Relegato ormai in panchina, decise di trasferirsi in Cina al Dallan Aerbin. L’esperienza in Oriente fu deludente, al pari di quella avuta al Bordeaux nell’anno successivo, rimanendo infine svincolato.

Arrivato alla soglia di 30 anni seppe cogliere l’ultima grande occasione firmando per lo Young Boys e divenendo negli anni il loro giocatore più rappresentativo. Questa sera toccherà ancora a lui guidare l’attacco degli svizzeri contro la Juventus, sperando di riscattare la sconfitta ottenuta alla prima giornata contro il Manchester United.

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