Otto titoli mondiali in due, Italia e Germania sono le due regine del calcio europeo a livello di nazionali. La Nations League è terminata per entrambe e, bene o male, conferma quanto visto (o non visto nel caso dell'Italia) agli ultimi Mondiali di Russia. Allla recente kermesse iridata, gli azzurri non sono arrivati a disputare la fase finale, i tedeschi campioni del mondo in carica sono usciti malauguramente (e meritatamente) dopo il primo turno.

Nel nuovo torneo Uefa è andata decisamente peggio alla Mannschaft, retrocessa in Lega B con una gara d'anticipo e costretta a fare da sparring-partner alla contesa per la final 4 che vede ancora in corsa Olanda e Francia. L'Italia ha quanto meno evitato un declassamento che, sebbene Roberto Mancini abbia fatto spallucce (anche in modo decisamente scaramantico), sarebbe stato disastroso dopo la mancata qualificazione in Coppa del Mondo.

Gli azzurri hanno offerto prestazioni discrete sul piano del gioco nelle ultime due gare, sia in Polonia che a San Siro con il Portogallo, dimostrandosi certamente più in salute della squinternata truppa teutonica, ma riteniamo che entrambe abbiamo un grave problema comune: il gol.

Dati e cifre desolanti

Nel calcio non è un problema da poco, possiamo parlare all'infinito di bel gioco che poi sarebbe una grossa bestemmia se riferito alle due nazionali in questione.

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Serie A

La Germania sembra andare in campo per inerzia, l'Italia offre sprazzi lucidi e positivi, ma siamo ben lontani da una squadra continua ed affidabile. Ma il calcio alla fine non è un pensiero filosofico e nemmeno una gazzarra da social network: il calcio è uno sport finalizzato a gonfiare la rete avversaria e senza 'esecutori materiali' diventa davvero difficile vincere. Un pò di cifre rendono meglio l'idea: nelle ultime 16 partite tra qualificazioni Mondiali, amichevoli e Nations League, l'Italia ha realizzato 11 gol, la Germania 9 nelle ultime 12 ed è evidente che qualcosa negli ultimi metri di campo non funziona bene. Il risultato sono le magre figure rimediate da entrambe negli ultimi dodici mesi.

Mal di gol azzurro

Lo ripetiamo da circa un anno: la Svezia non era una corazzata, ma se non siamo andati in Russia è colpa della nostra sterilità offensiva. Oggi torniamo a ribadirlo, se non abbiamo superato la fase a gironi di Nations League è solo perché 2 gol in quattro partite di cui uno su calcio di rigore e l'altro segnata da un difensore a tempo praticamente scaduto, sono davvero un misero bottino.

Poi possiamo rigirare la frittata fino a farla bruciare e dire che Lorenzo Insigne possiede colpi e numeri da fuoriclasse, ma non è Roberto Baggio, oppure che Ciro Immobile è un attaccante di razza, ma non è Christian Vieri: paragoni relativamente recenti, senza scomodare i tanti grandi attaccanti che nel passato più lontano hanno vestito la maglia azzurra. L'Italia non è più patria di bomber e l'unica speranza, a questo punto, è la crescita dei giovani con l'obiettivo di trovare presto quel goleador autentico che ci cosenta di dormire sonni tranquilli nel reparto avanzato.

Certo, qualcuno potrebbe pensare a Mario Balotelli le cui doti almeno sulla carta lo rendono ancora l'attaccante italiano più dotato in circolazione. Peccato che Mario abbia il brutto vizio di trasformare in cenere qualunque tesoro gli passi tra le mani: Mancini lo aveva ripescato, la Nations League lo ha bocciato dopo soltanto una partita ed alla luce del suo avvio stagione sottotono sembra invero difficile che interpreti per l'ennesima volta il ruolo del figliol prodigo.

Germania, c'erano una volta rapaci e panzer

Quando si pensa ad attaccanti tedeschi, i grandi appassionati di calcio hanno impresse nella mente le micidiali qualità in area di rigore di Gerd Muller o le devastanti progressioni del panzer Karl Heinz Rummenigge, o magari la classe di Rudy Voeller, l'instacabile lavoro di Jurgen Klinsmann ed il letale apporto di Miroslav Klose. Questa Germania, oltre ad avere tanti presunti perni ormai logori in qualunque zona del campo, presenta una desolante mediocrità negli ultimi sedici metri, evidenziata comunque sin dal ritiro di Klose, se era vero fino a poco tempo fa (ed era purtrpppo vero) che l'attaccante più prolifico era ancora il monolitico Mario Gomez. Manca un centravanti autentico, non lo sono Timo Werner o Mark Uth e nessuno, tra le attuali punte del calcio tedesco, è in grado di raccogliere le pesanti eredità dei giocatori che abbiamo citato. Questo limite, unito a tante certezze che sono venute meno come lo strapotere fisico e la solidità difensiva che ha caratterizzato molte nazionali germaniche, è la causa di una retrocessione annunciata e sarà oggetto di un processo di ricostruzione che si annuncia lungo e faticoso. Ma se qualcuno, memore della grande rivalità mai sopita, ha espresso gioia entro i confini italici per il naufragio dei mai amati 'crucchi', siamo convinti che farebbe bene a guardare l'aridità del proprio orticello. Se Atene piange, Sparta non ha proprio nulla da ridere.

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