Non è stata una parabola calcistica fortunata quella di Alberto Rivolta, ma purtroppo per lui la vita gli ha riservato una sorte ancora peggiore di quella del talento mai sbocciato. L'ex difensore nerazzurro, oggi 51enne, soffre da molti anni di una rarissima patologia: è affetto da ependimoma midollare, una forma di tumore al sistema nervoso che dal 2013, dopo anni di cure ed interventi che, purtroppo, non possono guarirlo, lo ha costretto alla paralisi.

Rivolta vive in una struttura sanitaria a Monza, un hospice dove ha tutta l'assistenza necessaria che si trova a pochi chilometri dalla sua Lissone. L'ex calciatore ha recentemente concesso un'intervista a Il Giorno in cui ha ripercorso il suo calvario.

Una promessa mai sbocciata

Alberto Rivolta, nato a Lissone nel 1967, arriva prestissimo all'Inter. Aveva appena 13 anni nel 1980 quando ha iniziato la sua trafila nel settore giovanile nerazzurro.

Il suo esordio in prima squadra avviene in una partita di Coppa Uefa il 6 novembre 1985, contro la formazione austriaca del Linzer Ask: Ilario Castagner lo fa entrare all'inizio del secondo tempo al posto dell'infortunato Ferri. Non saranno tantissime, però, le sue presenze in nerazzurro: 2 in campionato e 2 in Coppa Uefa nella stagione 1985/86, poi una partita nella stagione 1987/88 contro la Juventus, la sua miglior prestazione in nerazzurro.

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Seguirà un doppio prestito a stagione in corso, prima a Parma e poi a Cosenza in cui non riesce a mettersi in luce: iniziano i primi problemi fisici. L'Inter lo riprende nella stagione 1988/89, per lui una presenza nella storica annata in cui i nerazzurri di Giovanni Trapattoni vincono lo scudetto dei record. Poi il suo addio definitivo alla Beneamata ed alcune stagioni anonime disputate in Serie C e sempre caratterizzate da infortuni: fino a quando la malattia non lo colpisce nel 1994 e lo costringe ad appendere le scarpette al chiodo non ancora trentenne.

'Avevo troppo mal di schiena, smisi di giocare'

"Fu nel 1994 che si manifestarono i primi sintomi - racconta Rivolta ai cronisti de Il Giorno - ed anche per questo smisi di giocare: avevo troppo mal di schiena e camminavo anche male". Si rivolge ai medici e la diagnosi è di quelle che, purtroppo, lasciano senza parole. "Soffro di ependimoma midollare ed è un rarissimo tumore al sistema nervoso, di solito conduce in breve alla paralisi, ma in quel caso un intervento chirurgico mi evitò la sedia a rotelle".

Venne infatti operato al San Gerardo e, dopo otto mesi di riabilitazione, il problema sembrava superato. Due anni dopo, però, la recidiva lo costrinse a far fronte ancora una volta alla sua grave patologia: Rivolta racconta di aver subito un'altra operazione e, grazie alle sedute di fisioterapia e radioterapia, di aver evitato la paralisi. "La mia carriera era finita, non potevo nemmeno più correre, ma almeno camminavo e stavo in piedi, avevo una vita quasi normale".

La malattia si aggrava nel 2006

L'ex difensore dell'Inter sottolinea di non poter quasi più contare tutti gli interventi subiti. "La situazione si aggravò nel 2006, avevo ancora mal di schiena ed a livello lombare mi vennero rilevate tantissime lesioni. I nuovi interventi non riuscirono ad eliminarle tutte, da lì è iniziato il mio momento peggiore e dal 2013 non cammino più, le mie gambe sono paralizzate".

La patologia è di tipo degenerativo ed oggi Rivolta ha perso quasi completamente l'uso del suo corpo. "Ho perso un occhio, l'udito, ho fatto un'altra operazione. Non volevano nemmeno che mi operassi, dicevano che era troppo rischioso, ma io non ho mai mollato". L'ex calciatore continua infatti a sottoporsi a cicli di radioterapia che possano contenere il male che lo affligge, all'Humanitas di Milano. A dargli una mano è stato l'attuale medico dell'Inter. "Il professor Volpi mi trovò un posto dove poter continuare le cure, ma oggi non vivo più nella mia casa di Lissone.

Ho bisogno di assistenza continua perché respiro anche male ed ho accettato di trasferirmi in un hospice a Monza: so di non poter guarire, ma voglio sopravvivere: ho due figli, uno di 22 anni e l'altro di 16". Una sopravvivenza caratterizzata purtroppo da dosi massicce di antidolorifici e morfina.

'Non perdo una partita dell'Inter ancora oggi'

Gli ex compagni di squadra non lo hanno mai dimenticato, come racconta lui stesso. "Sono venuti a trovarmi in tanti, i miei ex compagni dello scudetto dei record: Malgioglio passa tutte le settimane, ma sono venuti anche Baresi, Ferri e Ciocci.

E poi anche altri calciatori, tra le visite che ho ricevuto anche quella di Patrizio Sala che non mi aspettavo". Un pensiero anche per l'Inter attuale: "Anche se mi trovo su un letto d'ospedale non perdo mai una partita, sono interista fino al midollo e lo sarò fino alla fine".

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