Il Derby d'Italia non ha disatteso le aspettative e, davanti a 75.923 spettatori, Inter e Juventus hanno dato vita ad un match intenso, vibrante e appassionante.

Con la vittoria ottenuta ieri sera i bianconeri di Sarri hanno ribadito che chi vuole vincere il campionato dovrà ancora fare i conti con i Campioni d'Italia e che l'obiettivo della stagione 2019 - 2020 è lo stesso degli altri anni: continuare a vincere in Italia e provare a vincere in Europa, magari con un calcio spumeggiante o, comunque, più propositivo rispetto al recente passato.

È anche vero che la supremazia della Juventus non è stata netta: l'Inter dovrà ripartire proprio da questo dato di fatto, fare tesoro di questa sfida e prendere spunto dalle note positive dell'incontro e dai momenti negativi vissuti contro Barcellona e Juventus, per capire come avvicinarsi alle big d'Europa.

Statistiche, sostanziale equilibrio

Analizzando la partita, balza all'occhio la percentuale di possesso palla praticamente pari, con un 52 a 48 percento a favore degli uomini di Conte. Inter più fallosa ma anche determinata, con 16 contrasti vinti a 11, mentre i numeri parlano di una leggera supremazia della formazione bianconera per quanto riguarda le conclusioni, con 8 tiri contro i 6 dei nerazzurri.

Inter che ha lavorato maggiormente sulle fasce ottenendo più calci d'angolo della Juventus, 7 a 2 il computo totale, mentre in sostanziale parità il numero di passaggi effettuati dalle due compagini. Quattro le parate di Handanovic e tre quelle di Szczesny, stesso equilibrio anche per i legni colpiti con il palo di Vecino che ha risposto alla traversa di Ronaldo.

Sensi fondamentale per i nerazzurri

L'inizio del match è stato vibrante, con la Juventus che si è resa più pericolosa andando in vantaggio con Dybala al quarto minuto e Ronaldo che ha sfiorato il raddoppio cinque minuti dopo.

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Juventus Serie A

L'Inter non si è disunita ed ha iniziato a macinare gioco, ma l'uscita di Sensi al 33° per Vecino ha di fatto cambiato la partita dei padroni di casa.

Da lì in poi si è ripetuta la stessa situazione vista a Barcellona dopo l'uscita del centrocampista marchigiano, con un'Inter più macchinosa in costruzione e meno aggressiva a centrocampo. Vecino non ha lo stesso passo e si vede subito, anche se l'uruguaiano risulterà essere l'interista più pericoloso colpendo un palo sull'1-1 dopo una deviazione e costringendo Szczesny ad una difficile uscita bassa nel finale.

Il lato positivo

Una sconfitta che lascia l'amaro in bocca ma che arriva, probabilmente, nel momento giusto. La sosta per la Nazionale servirà a recuperare forze e convinzioni, oltre che Sensi e Godin dai leggeri infortuni che li hanno costretti a lasciare il campo anzitempo.

L'Inter è una squadra giovane e paga una mancanza di esperienza fondamentale a certi livelli. Sensi, Barella e Bastoni, nonostante stiano facendo bene, sono giovani e arrivano dalla provincia, mentre Asamoah resta uno "scarto" dei rivali bianconeri anche se non ha di certo demeritato.

Ci si sarebbe aspettato qualcosa in più da parte di Handanovic, Brozovic, Lukaku e Godin, autori di una prova opaca e con alcune sbavature. Bene Lautaro e D'Ambrosio.

Guardando la classifica, dopo la 7' giornata l'Inter è seconda ad un solo punto dalla Juventus. Lo scorso anno, di questi tempi, i bianconeri erano in testa e la squadra di Spalletti si trovava dietro al Napoli a ben 8 punti dai rivali torinesi. Una situazione decisamente diversa che deve dare convinzione alla squadra e consapevolezza che, lavoro ed esperienza, possono portare a traguardi insperati solo 12 mesi fa.

Conte, forse qualche dubbio sui cambi

In Italia ci sono 60 milioni di allenatori e da ieri sera chiunque ha detto la propria su formazione e cambi. In realtà, Conte non ha sbagliato nulla o quasi, l'unica perplessità riguarda il cambio Godin - Bastoni, non tanto per l'entrata del giovane centrale quanto per lo spostamento di Skriniar da sinistra a destra. Poteva risultare interessante e meno complicato abbassare D'Ambrosio sulla linea difensiva e sfruttare Candreva sulla fascia destra, ma questi sono discorsi a posteriori che lasciano il tempo che trovano.

Peccato l'assenza di Alexis Sanchez.

Come disse Michael Jordan: "Nella mia vita ho sbagliato e fallito molte volte ed è per questo che ho vinto tutto". Il lavoro paga sempre, serve guardare avanti con convinzione, coraggio e positività.

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