Un 4 maggio diverso dal solito a causa della particolare situazione che sta vivendo il Paese. Ma per Sandro Mazzola come sempre è il giorno del raccoglimento e del ricordo, sono trascorsi 71 anni dalla tragedia di Superga in cui morirono tragicamente i giocatori del Grande Torino, quel giorno gli tolse un padre e cancellò per sempre una delle squadre più forti di tutti i tempi. In un'intervista concessa alla Gazzetta dello Sport, Mazzola ha raccontato tra le altre cose un aneddoto relativo alla sua carriera che poteva concludersi al Torino, indossando la maglia che fu di suo papà Valentino.

Una proposta che il 'Baffo' più celebre della storia del calcio italiano rifiutò, anche per l'amore che lo legava all'Inter, il club che lo aveva reso celebre permettendogli di vincere tutto. Ad oggi, però, quell'occasione rappresenta per sua stessa ammissione l'unico rimpianto della sua carriera.

Una celebrazione diversa

Alla luce dei limiti imposti dall'emergenza sanitaria non ci sarà la classica celebrazione in memoria dei giocatori del Torino periti nel disastro aereo di Superga del 4 maggio 1949. "Abbiamo previsto un breve rito al Filadelfia e una mobilitazione da casa tra le 17 e le 17.05, ho il mio balcone e anche la maglia granata numero 10. La regalarono a mio nipote lo scorso anno, un pensiero delizioso del club e per me, figlio e nonno, è stata una grande emozione.

Ho espresso il mio ringraziamento a Cairo e Pulici, ma non sono riuscito a dire molto: avevo un groppo in gola".

Tra Inter e Torino

Sandro Mazzola appese le scarpette al chiodo alla fine della stagione 1976/77 e la storia è ben nota. Il presidente dell'Inter, Ivanoe Fraizzoli, gli offriva un posto da dirigente e l'ex capitano sarebbe stato uno degli uomini chiave che nel giro di tre anni avrebbero costruito la squadra capace di vincere lo scudetto nella stagione 1979/80.

"Dovevo ancora compiere 35 anni e non ero messo male, almeno un paio d'anni a buon livello li avrei potuti giocare, ma il presidente Fraizzoli mi fece un'offerta lusinghiera, mi consegnava l'Inter dicendomi 'Sandro, organizzamela tu'. Io gli avevo dato il mio assenso, ma accadde qualcosa che mi fece ripensare inizialmente a quella proposta".

La cosa che Sandro Mazzola non aveva previsto fu la chiamata del Torino. "Mi chiamano e mi offrono di chiudere la carriera con il Toro ed era una grandissima squadra, c'era il gruppo dello scudetto che volevano arricchire con la mia esperienza. La prospettiva di giocare nel club di papà era esaltante".

'Immaginai mio padre che mi chiamava'

Mazzola ricorda di non aver chiuso occhio la notte precedente a quando fu chiamato a prendere una decisione in tal senso. "Mi tornavano alla mente le immagini della breve vita vissuta accanto a mio papà, correvamo insieme al Filadelfia dietro a un pallone e poi lui che mi stava davanti si girava, mi faceva dei cenni come dire 'vieni con me Sandro'. Fu una notte di grande sofferenza, poi al mattino decisi di rifiutare quella proposta".

Aver proseguito la carriera all'Inter anche da dirigente non è comunque qualcosa di cui si è pentito. "Diciamo che è un sentimento contrastante - spiega - perché in me ci sarà sempre l'orgoglio di essere stato una bandiera dell'Inter, di aver vinto tutto ed essere stato uno dei calciatori più importanti in un club che ha avuto grandi campioni. Ma c'è anche il rimpianto: alla mia vita manca non aver indossato la maglia di papà, per me sarebbe stato ulteriore orgoglio". Alla fine gli viene chiesto un confronto con Valentino Mazzola, in particolare se gli è stato mai detto di averlo superato come calciatore. "Forse ho vinto di più, ma lui da centrocampista vinceva la classifica dei cannonieri: era un altro livello, inarrivabile".

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