La Juventus cambia ancora, ma la musica sembra la stessa. A circa un mese dall’arrivo di Luciano Spalletti sulla panchina bianconera, subentrato a stagione in corso dopo l’esonero di Igor Tudor, reo di aver inanellato una serie considerata insostenibile di pareggi, i risultati continuano a raccontare una storia ben diversa dalle aspettative della dirigenza. Il club puntava su un cambio di guida tecnica per invertire la rotta, ma l’effetto Spalletti sembra essersi già dissolto.

Juventus, dopo un esordio positivo, 3 pareggi consecutivi

Dopo l’esordio vincente di misura contro la Cremonese, il nuovo corso bianconero si è infatti immediatamente arenato: nelle successive tre gare sono arrivati tre pareggi, che riportano la Juventus nel medesimo circolo vizioso che aveva condannato Tudor.

L'ultimo, quello di ieri in trasferta contro una Fiorentina disperatamente alla ricerca di punti, può essere parzialmente giustificato dal contesto e dalla pressione avversaria. Molto meno tollerabili, invece, i pari arrivati all’Allianz Stadium contro Sporting Lisbona in Champions League e Torino, due avversarie considerate alla portata.

Una continuità nei risultati che sembra dunque prescindere dalla figura dell’allenatore di turno, lasciando intuire come il problema sia strutturale e non semplicemente gestionale. Non si tratta più soltanto di trovare la guida giusta, ma di interrogarsi sulle basi del progetto tecnico, sull’identità di squadra e sulla capacità di finalizzare partite che, sulla carta, dovrebbero essere alla portata.

Juventus, il tempo di lavorare per Spalletti è stato poco

Certo, le attenuanti non mancano. Spalletti è arrivato a stagione in corso e ha avuto a disposizione tempo limitato per lavorare sul gruppo, complici anche le due settimane di sosta per le nazionali che hanno privato il tecnico di diversi titolari. Ma le difficoltà restano lì, radicate e visibili: cinque pareggi e due sconfitte nelle prime dodici giornate di Serie A non sono semplicemente un dato statistico, ma il segnale di una fragilità che va oltre schemi e moduli.

La Juventus sembra incapace di fare lo step mentale e tecnico necessario per tornare ai livelli che storia, tifoseria e investimenti richiedono. Cambiare l’allenatore è stato un tentativo, forse inevitabile, ma non sufficiente.

Il vero nodo è un’identità di squadra ancora indefinita, una mancanza di incisività cronica e una continuità che continua a sfuggire.

Inoltre, alla Continassa forse qualcuno dovrebbe cominciare a interrogarsi sulla reale qualità della rosa che compone attualmente la Juventus e sul peso specifico di un mercato estivo che a oggi non ha regalato praticamente nulla di nuovo all'undici titolare.