Quando a novembre la Juventus ha deciso di affidarsi a Luciano Spalletti, l’impressione diffusa era quella di una scelta tanto coraggiosa quanto necessaria. Dopo settimane vissute sulle montagne russe con Igor Tudor in panchina, la società bianconera aveva individuato nel tecnico toscano l’uomo giusto per riportare ordine, identità e soprattutto risultati. L’impatto iniziale, numeri alla mano, sembrava dare pienamente ragione alla dirigenza: otto vittorie su nove gare complessive tra Serie A e Champions League, una squadra più compatta, cinica e apparentemente ritrovata.

A distanza di settimane, però, quell’effetto taumaturgico appare sempre più sbiadito, quasi dissolto sotto il peso di una stagione lunga, logorante e forse superiore alle reali possibilità della rosa.

Dalla svolta di novembre alle prime crepe di gennaio

Il primo Spalletti alla Juventus era stato sinonimo di equilibrio e concretezza. Alla Continassa si respirava un’aria diversa, fatta di lavoro maniacale e di una ritrovata fiducia collettiva. La squadra, reduce da prestazioni altalenanti, aveva cambiato volto: baricentro più alto, maggiore qualità nel possesso e una fase difensiva tornata affidabile. Tuttavia, con l’inizio del nuovo anno, qualcosa ha iniziato a incrinarsi. Il pareggio interno con il Lecce, maturato nonostante una prestazione convincente, e la successiva sconfitta contro il Cagliari avevano rappresentato segnali chiari, forse sottovalutati, di un calo imminente.

Campanelli d’allarme che avrebbero meritato maggiore attenzione, perché dietro quei risultati si nascondevano difficoltà strutturali mai del tutto risolte.

Febbraio nero e ritorno nel 'balordone'

Le ultime settimane hanno certificato il ridimensionamento. Il 5 febbraio è arrivata la pesante eliminazione dalla Coppa Italia, con il netto 3-0 subito dall’Atalanta, una sconfitta che ha tolto certezze e serenità. Poi, in rapida successione, il 2-2 con la Lazio, il ko per 3-2 contro l’Inter tra polemiche arbitrali e nervi tesi, la durissima batosta europea contro il Galatasaray e infine lo 0-2 casalingo con il Como, risultato che fotografa meglio di ogni analisi il momento bianconero. La squadra sembra lentamente tornata nel caos da cui Spalletti l’aveva estratta con fatica, pagando ora un conto salato.

Negli ultimi tre mesi la Juventus ha dato tutto, forse anche oltre il limite, e adesso emergono scorie fisiche e mentali inevitabili in un gruppo chiamato a inseguire sin dall’inizio. Il tutto con una rosa non sempre all’altezza in alcuni ruoli chiave, limite che neppure l’esperienza e il carisma del tecnico toscano possono mascherare a lungo.