La vittoria contro il Lecce e l’aggancio alla Juventus al quinto posto avrebbero potuto riportare serenità nell’ambiente giallorosso. E invece, a Trigoria, si respira tutt’altro che un’aria distesa. Nonostante i tre punti conquistati, infatti, il post gara ha lasciato emergere nuove crepe all’interno della gestione tecnica e dirigenziale della Roma, riaccendendo polemiche che evidentemente covavano le braciere.
Il caso Gasperini: silenzio nel post partita e tensioni con la dirigenza
A far discutere è stata soprattutto l’assenza ai microfoni di Gian Piero Gasperini nel post partita.
Una scelta che non è passata inosservata e che ha immediatamente alimentato interrogativi. La società ha provato a smorzare i toni, spiegando l’episodio con un semplice calo di voce del tecnico. Una versione ufficiale che però non ha convinto del tutto, soprattutto alla luce delle indiscrezioni che filtrano oggi da Trigoria.
Secondo quanto trapela, l’allenatore sarebbe rimasto tutt’altro che soddisfatto, per usare un eufemismo, delle dichiarazioni rilasciate nel pre partita dal direttore sportivo Frederic Massara. “Gli infortuni succedono a tutti soprattutto in questa fase della stagione. Ci sono tante partite. Il rammarico è che tutti sono concentrati in un reparto, sono tutti molto importanti.
È un aspetto che abbiamo dovuto fronteggiare. Dobbiamo essere in grado di trovare le risorse per fare bene e ci sono”, aveva dichiarato il dirigente, sottolineando di fatto come la rosa a Trigoria venga ritenuta competitiva e all’altezza della situazione.
Una posizione, però, che non sembrerebbe coincidere con la visione dell’allenatore.
Rosa corta e futuro in bilico: possibile nuovo scossone
A rafforzare questa percezione contribuisce anche quanto visto in campo contro il Lecce. Gasperini ha infatti chiuso la partita con un attacco composto da Vaz, Venturino e Arena: tre giocatori che, sommati, non raggiungono le 30 presenze complessive in Serie A. Una scelta obbligata più che strategica, che evidenzia come il tecnico non ritenga la rosa così profonda e competitiva come sostenuto dalla dirigenza.
È proprio su questo punto che potrebbe essersi incrinato il rapporto. Da un lato la società, convinta di aver costruito un organico adeguato; dall’altro l’allenatore, che si trova a gestire una squadra corta in alcuni reparti e costretto a fare affidamento su giovani ancora acerbi nei momenti decisivi della stagione. Il risultato è un dissapore che, se non ricomposto rapidamente, rischia di avere conseguenze pesanti.