La sconfitta nel derby ha improvvisamente risvegliato un coro di allarmi: social e media scommettono su un crollo mentale e fisico della squadra nerazzurra.
Su X, i titosi nerazzurri vestono i panni delle Cassandre immaginando l'ennesima delusione a fine stagione. “Inter in crisi”, “squadra irriconoscibile”, “rosa indebolita”, "squadra da rifondare". Ecco i commenti che spopolano sui media e tra alcuni tifosi. Reazioni legittime, dopo aver subito nell'ultimi anni troppe cocenti delusioni. Ma le critiche al gioco di Chivu e alla qualità della rosa sembrano oggi strumentali.
Accorgersi dei problemi della prima in classifica è un po' come scoprire l’acqua calda. La verità è che i segnali erano lì da mesi, evidenti, strutturali, quasi inevitabili. Il discorso, in fondo, è semplice: l’Inter di quest’anno è meno forte dell’Inter dell’anno scorso, che a sua volta era probabilmente meno forte di quella di due anni fa. Non serve un crollo nel derby per accorgersene.
Il primo nodo è tecnico: l’undici titolare si è indebolito. Non per colpe individuali, ma per una somma di fattori che hanno eroso qualità, continuità e certezze.
Rosa vecchia e infortuni: tutti i limiti dell'Inter di Chivu
Yann Sommer non è Onana. Lo svizzero è un portiere affidabile, ma non ha l’impatto, la presenza e la capacità di incidere nelle partite pesanti che aveva Onana nella stagione della finale di Champions poi persa contro il City.
Akanji si è dimostrato un buon rinforzo, ma non è l’Acerbi di due anni fa. E non è nemmeno l’Acerbi della prima metà della scorsa stagione. Il rendimento dell'ex City è calato negli ultimi due mesi, e con esso è calata la sicurezza di tutto il reparto difensivo. Inevitabilmente, quando il perno centrale perde brillantezza, tutta la linea ne risente.
Bisseck, chiamato a sostituire Pavard, sembra ancora oggi una promessa mancata. A livello difensivo, il tedesco non ha mai dato all'Inter ciò che era stato in grado di dare il miglior Darmian in termini di costanza ed equilibrio. A centrocampo, Barella sembra stremato. Gli occorrerebbe una lunga vacanza. Calhanoglu, per quanto si è visto, non è stato mai davvero incisivo.
Frattesi, decisivo in partite chiave, ha perso smalto e foga.
I nerazzurri hanno dovuto poi affrontare assenze pesanti in ruoli chiave. Denzel Dumfries fuori quattro mesi è stato un problema evidente. L'olandese, che è stato uno dei tre migliori della scorsa stagione, quest'anno è stato sostituito da Luis Henrique, mai a suo agio nella doppia fase e mai davvero incisivo con cross e uno contro uno. L'assenza di Dumfries per l'Inter pesa come pesava Anguissa nel Napoli, con la differenza che il Napoli ha saputo sostituirlo meglio.
Calhanoglu ha perso tre mesi. E per quanto Zielinski sia un giocatore di qualità, non è Calhanoglu. Non ha la stessa leadership tecnica, né la stessa capacità di dettare i tempi.
Fra i lungodegenti va inserito anche Frattesi. L'ex Sassuolo ha giocato poco e non ha replicato l’impatto dello scorso anno. L’anno scorso, pur non essendo perfettamente integrato, portava gol pesanti. Quest’anno quell’apporto è mancato.
Un altro problema evidente riguarda le riserve, che in questa seconda parte della stagione non appaiono più come un punto di forza. Negli scorsi anni l’Inter aveva costruito il suo dominio sulla profondità della rosa. Oggi quella profondità è meno incisiva. L’Acerbi riserva di Akanji è inferiore al de Vrij riserva di Acerbi. Alcuni cambi hanno perso brillantezza. E altri non hanno mai realmente inciso. In attacco, Esposito e Bonny sembrano oggettivamente meglio di Taremi, Correa e Arnautovic...
ma ciò che è mancato è stato l'apporto di Thuram come insostituibile.
Una lacuna che si ripete da anni
Ma c'è un problema più profondo, che precede il derby e precede questa stagione: l’Inter soffre sempre lo stesso tipo di partite. Quelle in cui serve lucidità, gestione, freddezza. Quelle in cui la squadra deve reagire a un imprevisto, non subirlo. Quelle in cui la qualità individuale non basta e serve personalità collettiva. È una lacuna che si ripresenta ciclicamente, indipendentemente dagli interpreti.
La sconfitta nel derby non ha aperto una crisi: l’ha semplicemente messa in vetrina. Ha mostrato ciò che era già evidente. Ovvero, una rosa meno profonda, un undici meno competitivo, delle assenze pesanti, dei giocatori chiave non al livello delle stagioni precedenti e, soprattutto, una fragilità strutturale che emerge sempre nei momenti decisivi.
Chi oggi grida allo scandalo, forse non ha guardato abbastanza attentamente la stagione. La crisi non nasce dalla sconfitta contro il Milan che porta i cugini a -7: il derby è solo lo specchio di una realtà che era già lì, sotto gli occhi di tutti.