La SSC Napoli ha espresso profondo cordoglio per la scomparsa di Igor Protti, ex attaccante che ha lasciato un segno indelebile nel calcio italiano. Il Presidente Aurelio De Laurentiis, i dirigenti, la squadra e tutto il club partenopeo si unirono al dolore, ricordando Protti come un "simbolo straordinario e indimenticabile bomber". Il comunicato sottolineò come fosse "amato per le sue doti umane e sportive", evidenziando il suo encomiabile contributo.
Protti, che vestì la maglia azzurra nella stagione 1997/98, fu stimato per la sua correttezza e passione.
Il club rimarcò la sua lotta "fino alla fine con il suo consueto spirito coriaceo, mostrando un meraviglioso attaccamento alla vita e alla sua famiglia". Un addio che lasciò un vuoto tra gli appassionati e coloro che ne riconobbero l'impatto positivo e la capacità di instaurare rapporti sinceri.
Un simbolo del calcio italiano e una lezione di vita
La carriera di Igor Protti fu un percorso costellato di successi e dedizione, che lo vide protagonista tra diverse piazze: Rimini, Livorno, Bergamo, Messina, Bari, Lazio e Reggiana. Conosciuto come lo "Zar", fu tra gli attaccanti più prolifici degli anni Novanta, distinguendosi per la sua capacità realizzativa e leadership in campo. Con 257 gol in 669 partite, il suo vero capolavoro fu nella vita, con una volontà feroce di contrastare il destino.
Nonostante la malattia, una "neoplasia maligna" da lui stesso rivelata, Protti mostrò una forza d'animo straordinaria. La sua battaglia, condotta con una "tonnellata di volontà" contro le chemioterapie, fu un messaggio per non farsi travolgere dalla disperazione. Una prova con se stesso, esempio di attaccamento alla vita e alla famiglia, che offrì una vera e propria lezione di vita.
L'atto d'amore per la figlia Noemi
Il momento più toccante di questa resilienza si manifestò nel giorno del matrimonio della figlia Noemi. In un atto d’amore commovente, Protti, appoggiandosi alle braccia del figlio Nicholas Flavio, accompagnò la sua "bambina" all'altare. Un'impresa che sembrava impossibile a causa delle difficoltà legate alla malattia, ma che Igor volle a tutti i costi, sostenuto da medici e infermieri.
"'Non potevo mancare, non volevo', dichiarò, esprimendo la gioia di aver condiviso quel momento speciale con la sua famiglia."
Quella giornata fu un inno alla famiglia, con la presenza di mamma, sorella, nipoti, cognato e cugini arrivati da Rimini. Un'onda anomala di affetto lo investì, con telefonate di amici di sempre, tra cui Massimiliano Allegri, che lo chiamò pochi giorni prima. Protti, con la sua naturale empatia umana e una signorilità che conquistava con il sorriso, mantenne un legame profondo, dimostrando una sincerità più seducente delle sue prodezze calcistiche.
La sua carriera lo vide protagonista con 31 gol nel triennio di Messina e come "locomotiva del trenino" del Bari, dove fu capocannoniere in Serie A con 24 reti, a pari merito con Beppe Signori.
A Livorno, sua città, fu un leader trascinando la squadra dalla Serie C alle Grandi del calcio. Anche nella sfortunata stagione 1997/98 con il Napoli, dove indossò la pesante maglia numero 10 di Maradona, segnando sei dei venticinque gol totali, non venne mai meno il rispetto dei tifosi.
Fino alla fine, Igor Protti resistette "come posso", trovando nella serenità e felicità vissute con la figlia Noemi, il marito Giacomo e il nipotino Gregorio Armando, la forza per continuare. La sua vita, ricca di riconoscenza e gratitudine, lo rese il pilastro e il collante di una famiglia che lo sostenne sempre. Un mondo che non lo dimentica, e un uomo che, con il suo esempio, lasciò un'eredità di coraggio e amore.