La situazione nei tre stati africani (Guinea, Sierra Leone e Liberia) colpiti di recente da una nuova epidemia di Ebola si aggrava sempre più col passare del tempo, sia per l'aumento dei decessi (467) e dei casi di infezione (759) che per la nuova sintomatologia che la malattia sembra presentare in molti casi. La forma di Ebola che si è manifestata in numerosi pazienti presenta inizialmente solo i sintomi di un'infezione gastrointestinale, negando così la possibilità di un'identificazione tempestiva.

Le autorità locali, cercando di evitare sommosse e disordini, tendono talvolta a minimizzare la portata della crisi, come nel caso della Guinea, causando inevitabili tensioni con i medici e gli operatori sanitari che operano nella zona, la cui necessità viene messa in discussione dalla popolazione. Altrove, come in alcune zone della Liberia, lo stato è intervenuto energicamente per evitare che i malati di Ebola lasciassero liberamente le strutture sanitarie, emanando un comunicato che proibiva ai pazienti e ai potenziali infetti di abbandonare gli ospedali e avvertiva che chiunque fosse scoperto a nascondere casi sospetti di Ebola in casa o nelle chiese sarebbe stato perseguito legalmente.

Tuttavia le popolazioni dell'Africa Occidentale non avevano mai affrontato l'Ebola, comparsa con un'epidemia che l'OMS ha definito "la più grave che sia mai esistita", non solo non sanno come comportarsi per arginare il contagio ma percepiscono il personale sanitario come estraneo e non se ne fidano, temendo di contrarre il contagio proprio nelle strutture in cui dovrebbero ricoverarsi.

Gli esperti giudicano comunque estremamente improbabile che la malattia possa uscire dal continente.

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