Per vendicare il figlio, un ufficiale di polizia rimasto ucciso durante una sparatoria dei talebani a un posto di blocco, ha guidato la figlia e la nuora in un feroce attacco durato più di 7 ore che ha visto soccombere 25 terroristi. Reza Gul, una donna Afghana della provincia occidentale di Farah, ha deciso di farsi giustizia da sola dopo l'ennesimo sopruso compiuto dai talebani che il 17 novembre scorso hanno sparato contro il locale check point della polizia uccidendo e ferendo svariate persone.

Intervistata da una radio locale la donna ha detto: "Mi sono svegliata verso le 5 di mattina, sentendo colpi di arma da fuoco provenire dalla zona del vicino check point; quando ho capito cosa stava succedendo ho urlato di rabbia e non sono riuscita a trattenermi, ho preso un'arma e sono andata a sparar loro.

Ero così arrabbiata che ho anche iniziato a lanciare contro loro diverse bombe a mano. Ho sparato contro chiunque si avvicinasse, noi sparavamo loro, loro sparavano contro di noi e noi sparavamo ancora contro loro. Abbiamo combattuto per ore".

Al fianco di Reza, che stima la sua età fra i 50 e i 60 anni (in Afghanistan è comune non conoscere la propria esatta data di nascita), hanno combattuto la figlia Faima Gul e la nuora Seema, moglie dell'ufficiale ucciso, che spiega: "Il combattimento si è intensificato quando abbiamo raggiunto il campo di battaglia, portando con noi diverse armi da fuoco, pistole e granate. Abbiamo lottato impegnandoci fino all'ultimo proiettile. Il campo di battaglia era pieno dei loro (dei talebani ndr) cadaveri. In famiglia abbiamo iniziato una specie di guerra personale contro i talebani".

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Fra i terroristi, che sentendosi probabilmente umiliati per essere stati sconfitti da delle donne non hanno ancora commentato l'accaduto, ci sarebbe un bilancio di 25 morti e 5 feriti. Il giornale on line Khaama Press riferisce che Sediq Seddiqqi, portavoce del ministro degli interni del Paese, ha detto che "la lotta armata delle donne contro i militanti talebani rappresenta un grande simbolo della grande rivoluzione e rivolta contro il gruppo armato".