Al 10 febbraio 2015 le novità inerenti il delitto Yara Gambirasio, sfortunata tredicenne di Brembate, riguardano la permanenza in carcere di Massimo Giuseppe Bossetti, muratore di Mapello accusato del turpe crimine. I suoi legali stanno facendo di tutto per ridare la libertà all'uomo ma il gip di Bergamo, la dottoressa Ezia Maccora, ha respinto per la seconda volta l'istanza di scarcerazione.

I difensori di Bossetti puntano forte su incongruenze relative alle analisi del dna ma evidentemente non sono riusciti a convincere il magistrato competente. Fatale, per Bossetti, è stato il pericolo di una reiterazione del reato, secondo l'interpretazione del giudice.

Ricordiamo che l'uomo è detenuto dal 16 giugno 2015. La difesa voleva che fosse rimesso in libertà per una presunta mancata corrispondenza tra dna nucleare e dna mitocondriale e nelle scorse settimane si era molto dibattuto questo argomento sui massmedia.

Il fatto che si teme che il soggetto possa ricadere nel medesimo delitto non depone certo favorevolmente per il carpentiere, in quanto vuol dire che viene ritenuto potenzialmente pericoloso: un'immagine che non riconosciamo in alcune foto presenti su Internet, in cui appare abbronzato e sorridente oppure in compagnia di alcuni animali domestici. Tra le motivazioni del Gip c'è anche il fatto che permangono gravi indizi di colpevolezza per Massimo Bossetti ed anzi, proprio alla luce di quanto depositato di recente dal Pubblico Ministero, si è ampliata la gravità degli indizi nei suoi confronti.

L'uomo afferma di avere sofferto molto la permanenza in carcere a Bergamo ma fin dall'inizio ha avuto la completa solidarietà dei familiari a cominciare dalla moglie Marita Comi che ha più volte invitato gli investigatori a cercare altrove.

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L'uomo ha trovato comunque molto conforto nella figura del cappellano del carcere che gli ha dato molta speranza. Era l'ormai lontano novembre del 2010 quando, in una fredda serata d'inverno, la giovane sparì nel nulla. Il suo cadavere fu individuato solo dopo alcuni mesi.