La figura del marito di Elena Ceste, il vigile del fuoco Michele Buoninconti, non finisce mai di stupire. Il suo comportamento è apparso un po' bizzarro fin dal giorno della scomparsa della moglie, quando mostrò a una vicina di casa il bagagliaio della sua auto - vuoto - aggiungendo una frase sibillina: "Vedi, qui non c'è". Perché la donna avrebbe dovuto trovarsi nel bagagliaio? Questo comportamento sembra configurare il classico lapsus mentis, solo parzialmente spiegabile con il disorientamento del momento.

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In questi giorni si apprende che Buoninconti poche settimane dopo la sparizione di Elena Ceste già cercava di dialogare con altre figure femminili, come se non riuscisse a immaginare e organizzare la sua vita da single.

Davvero sorprendente risulta la notizia che alcune avances sarebbero state indirizzate a una giornalista della stampa specializzata e precisamente del settimanale "Giallo" che sta seguendo il complesso caso Elena Ceste.



Clamorosa l'iniziativa della giornalista medesima che, nel rispetto di una professione da sempre votata alla ricerca della verità, ha ritenuto fosse opportuno divulgare la sostanza delle comunicazioni via messaggi rivolte alla sua persona. Si tratterebbe di messaggi piuttosto chiari, che proverebbero l'interesse di Michele per questa donna. Tra l'altro alcuni sms sarebbero partiti anche dal telefono cellulare di uno dei figli di Michele ed Elena e non è un particolare di poco conto, poiché tale apparecchio non sarebbe stato preso in considerazione dagli investigatori. Da lì potrebbero quindi essere partiti anche altri messaggi, magari all'indirizzo di una signora bionda, madre di un amico di un figlio dell'uomo oppure all'indirizzo di una terza donna, che Michele avrebbe conosciuto per motivi lavorativi.

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Attualmente Michele Buoninconti, 44 anni, è detenuto in carcere, in quanto accusato di avere ucciso la moglie, probabilmente per asfissia, e in più di averne abilmente occultato il corpo in un canale di scolo del Rio Mersa, non lontano a casa. Per i PM l'assassino, l'autore del femminicidio di Elena Ceste, è lui, ma ovviamente ci vogliono solidi riscontri probatori.